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Come nasce uno Stato

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
28 Luglio 2025
in L'editoriale
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Un manipolatore per antonomasia del dato storico, quale era Napoleone Bonaparte, potrebbe aver descritto l’ineluttabilità della nascita dello Stato italiano, dopo il 1815 e retrodatandola al 1796, solo per fare dispetto a Metternich. Il conte di Metternich al Congresso di Vienna affermava che l’Italia era una misera espressione geografica e Napoleone a Sant’Elena radunava i suoi scribi per dettargli il memoriale della campagna del 1796. Alla faccia di Metternich, il destino dell’Italia era l’indipendenza. Per cui non bisogna farsi grandi illusioni sulle capacità profetiche di Napoleone che vede l’Unità nazionale dell’Italia quando gli altri vedevano solo un popolo sottomesso a regimi e principi che si detestavano fra loro. Bonaparte si sentiva tradito ed offeso dalla casa d’Austria e se ne vendicava davanti alla storia. In ogni caso nel 1796 non poteva avere già quelle conoscenze della realtà italiana che avrebbe acquisito nel corso degli anni. Su una cosa si può invece avere una certa sicurezza, Napoleone davvero temeva l’unità italiana come una minaccia per la Francia. Lo si capisce dall’ossessione per le coste, superiori in estensione e porti persino a quelle della Spagna. Per questo il generale Bonaparte si scontrò con il Direttorio che lo voleva a Roma. Napoleone non intendeva rispettare lo Stato della Chiesa per compensare ai torti subiti dalla religione cattolica. Il papa lo avrebbe arrestato e deportato. Si preoccupava di una potenza italiana unificata tanto rapidamente. Per il momento, la Repubblica Cisalpina bastava ed avanzava. Quando poi si sarebbe liberato del Direttorio, si potevano prendere Napoli e Venezia, a condizione che Roma restasse distaccata. Tutto fatto troppo in fretta, sarebbe divenuto pericoloso per una Francia sempre sul piede di guerra.

Quando si parla del presidente Macron come di un piccolo Napoleone che vede Stati dove gli altri vedono oppressi, il paragone fa sorridere. Perché nasca lo Stata di Palestina non basta riconoscerlo, bisogna organizzare l’armata, compiere la spedizione e liberare il territorio da chi lo occupa. Solo questo processo ha consentito la nascita della prima repubblica italiana. Se Bonaparte fosse rimasto a Parigi proclamando lo Stato italiano, gli austriaci lo avrebbero preso a pernacchie, esattamente come Trump, per conto di Netanyahu, ha preso il presidente francese.

Ciononostante l’idea dello Stato palestinese è un’idea formidabile per quanto molto più incerta di come potesse apparire quella italiana ancora agli inizi dell’800. Questo perché gli arabi sono privi di sentimenti nazionali. Gli inglesi hanno disegnato gli Stati arabi esistenti che restano tutti pericolanti. Sostenere uno Stato che potrebbe scomporne altri, è un passo difficile da misurare. Perché i regimi arabi che hanno attaccato Israele per quarant’anni senza ragioni, non lo attaccano ora che sopprime i poveri abitanti di Gaza? Perché l’Egitto, la Siria, i sauditi, non parliamo della Giordania, non corrono in soccorso dei bimbi affamati?

Gli ambasciatori italiani che chiedono lo Stato palestinese, non bastano e ahilui non basta nemmeno Antonio Ferrari. Con un video sul Corriere della Sera, Ferrari è giunto a fare rivelazioni sensazionali. Il premier laburista Rabin gli avrebbe confessato, in lacrime, dell’errore tragico commesso da Israele nel sostenere Hamas contro Arafat. Ora, con tutto il beneficio di inventario, a proposito di grandi manipolatori della realtà storica, Rabin è morto nel 1995. Dal 1995 al 2004 Israele ha trattato esclusivamente con Arafat la pace e la formazione dello Stato palestinese. Nel 2004, invece, quando il popolo di Gaza aveva respinto con un referendum lo Stato palestinese e la pace, nessuno lo ricorda mai, quasi che la politica di Netanyahu fosse uno scherzo del caso, Israele uccide lo sceicco Yassin, il capo spirituale di Hamas. Dove sarebbe in questi anni cruciali, il sostegno di Israele ad Hamas? Al limite, Israele avrà sostenuto Hamas dal 1987 al 1994, quando Hamas era poco più che una milizia di fanatici di quartiere per poi ignorarla subito dopo, per lo meno se si parla del governo Rabin.

Quando uno annega le prova tutte, solo che per far si che vi sia mai un qualche Stato palestinese, serve puntare su elementi tangibili e concreti. contestualizzati alla situazione attuale. Inutile alimentare leggende.

Domaine de Vizille Museè de La Rèvolution Française

Tags: BonaparteFerrai
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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