Pierre Zanin della Direzione nazionale ci ha inviato il seguente commento
La crisi energetica legata allo scenario internazionale impone scelte difficili ma non giustifica deviazioni dalla linea di responsabilità fiscale che l’Italia ha finalmente imboccato.
Il Piano Strutturale di Bilancio (PSB) approvato nel 2024 ha tracciato un percorso chiaro per la finanza pubblica: riduzione graduale del deficit (2,8% del PIL nel 2026, 2,6% nel 2027) e ritorno a un avanzo primario significativo (1,2% del PIL nel 2026, 1,7% nel 2027). È su questa base che il Paese ha recuperato credibilità sui mercati, contribuendo al contenimento del costo del debito pubblico.
Lo shock sui prezzi dell’energia legato alla crisi di Hormuz avrà inevitabilmente un impatto sulla crescita, già modesta – nonostante il PNRR – secondo le previsioni del Documento di Finanza Pubblica approvato dal governo il 22 aprile scorso (0,6% nel 2026 e 0,7% nel 2027). Tuttavia, proprio perché si tratta di uno shock esogeno e in larga parte persistente, incidendo in modo duraturo sui costi di produzione, sui margini delle imprese e sui livelli dei prezzi, sarebbe un errore affrontarlo con una risposta di finanza pubblica espansiva e generalizzata, anziché con interventi mirati e compatibili con il mantenimento dell’equilibrio dei conti.
Le richieste avanzate dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in sede europea vanno valutate con realismo. Una sospensione generalizzata del Patto di stabilità rischia di tradursi rapidamente in un aumento del premio per il rischio e quindi del costo del debito; appare invece più coerente con l’interesse nazionale attenersi alle indicazioni della Commissione, rappresentate dal Commissario Valdis Dombrovskis: utilizzare gli strumenti di flessibilità già esistenti e adottare misure limitate, mirate e temporanee.
Le risorse disponibili – pari allo 0,15% del PIL (circa 3,7 miliardi) – devono essere impiegate in modo selettivo, a sostegno dei soggetti più esposti al caro energia, evitando interventi dispersivi e salvaguardando l’equilibrio complessivo dei conti pubblici.
Per un Paese come l’Italia, la prima politica economica resta la credibilità. Ogni scelta che metta in discussione il percorso di consolidamento fiscale intrapreso con il PSB rischia di tradursi rapidamente in un aumento del costo del debito, vanificando gli sforzi compiuti.
Rigore e prudenza non sono vincoli ideologici, ma condizioni necessarie per difendere la stabilità della finanza pubblica e, così facendo, costruire le basi di una crescita economica più solida, duratura e sostenibile nel tempo.







