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Danneggiare l’Italia ad ogni costo

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
22 Giugno 2025
in L'editoriale
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Si volesse proibire ad imprese pubbliche e private italiane eventuali commesse di armi ad Israele, non sarebbe un grave problema per lo Stato ebraico. Israele è un partner privilegiato degli Stati Uniti d’America, dovrebbe riuscire comunque a sopperire eventuali dismissioni da parte di paesi europei. Senza contare che poi basterebbe vendere i prodotti ad un paese terzo che rifornisse comunque Israele del materiale promesso indirettamente. Pensare di poter interrompere per decreto il mercato degli armamenti di una delle principali potenze militari al mondo, suscita abbastanza tenerezza. Si vede che l’avvocato Conte non abbia più Arcuri a dargli consigli su come funzionano gli affari nel mondo. Poi bisognerebbe andarli a vedere questi contratti delle aziende italiane con Israele, perché magari se ne troverebbero con l’Iran, anche solo per ridurre l’impatto ambientale dell’energia, guarda caso.

Voler invece la revoca degli accordi di cooperazione fra Italia ed Israele votati dal Parlamento della Repubblica del 2003 significherebbe principalmente fermare gli scambi di informazioni e le relazioni militari fra due paesi di cui uno non combatte dal 1945, dopo aver perso rovinosamente una guerra. L’altro è al fronte ininterrottamente dal 1948, con un discreto successo. Non che ci sia un dubbio su chi si arricchisce di più da queste correlazioni. In particolare l’esercito italiano farebbe bene a consultarsi più spesso con Israele. Negli ultimi tre anni ne abbiamo viste e sentite un po’ troppe dai nostri vertici della Difesa e continuiamo a sentirne. Ancora nel 2022 un articolo della rivista dello Stato maggiore, lodava la formidabile manovra a tenaglia compiuta dall’armata russa in Ucraina. Alle scuola militare di Israele si studia von Clausewitz che analizza la manovra a tenaglia riuscita per fortuna al generale Bonaparte nella battaglia di Castiglione su un perimetro di pochi chilometri quadrati e mai più tentata in tutta la sua carriera militare. Bonaparte da allora concentra la sua armata su un unico obiettivo da colpire rapidamente. Poi la dispone per aggirare il nemico sul lato più debole. In Israele studiano persino Sun Tzu. I russi hanno ammucchiato il loro esercito in Donbass per un intero anno, destando troppa attenzione. Il generale cinese del 500 avanti cristo insegnava che la guerra era innanzitutto dissimulazione.

Ascoltate le parole del generale della Folgore Marco Bertolini, le frequentazioni e gli aggiornamenti fra i comandi italiani e quelli israeliani non sembrano stati intensissimi. Gli Israeliani sanno cosa significa superiorità sui cieli. La aspettarono gli alleati per effettuare lo sbarco in Normandia. A differenza degli alleati, Israele dispone di un potenziale aereo più efficiente in termini di prestazione, non quantitativamente, ovvio, mentre l’Iran non ha nulla di comparabile con l’esercito tedesco. Non c’è dunque bisogno di inviare commando per espugnare i bunker, come suggerisce Bertolini. Se un paese come l’Iran perde la superiorità nei cieli, si prepara un cambio di regime, tale da poter consentire finalmente una distensione nel medio oriente. A meno che sia stato un caso la nomina di tre successori della guida suprema Khamenei. Ci sono più probabilità che sotto il controllo dei cieli da parte di Israele, almeno uno di questi resti vivo. Colui che si convince ad una trattativa seria.

L’Iran alimenta Hamas, Hezbollah e gli Huti. Per cui si potrebbe anche cancellarla Israele, come chiedevano gli amici dell’avvocato Conte in strada ieri a Roma, senza per questo avere la pace, La Russia continua a bombardare l’Ucraina. Cade l’Iran, la Russia non ha mosso un dito, vale la pena combattere per Sumi quando non sei stato in grado di difendere Damasco e Teheran? Anche questo dovrebbe chiedersi il generale Bertolini, convinto che Putin abbia vinto e gli ayatollah resistano.

Tags: guerraIsraele
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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