Un conduttore de la Sette ha ricordato, in un divertente siparietto, come il governo assomigli ad un copione dei fratelli Vanzina. Un sottosegretario la sera di capodanno gira con una piccola pistola, un pistolino, lo mostra agli invitati di una festa, parte un colpo, c’è un ferito, arrivano i carabinieri e quello giura di non essere stato presente al fatto. Mentre tutti stappavano lo champagne era sceso a buttare la pattumiera. Basterebbe questo. Invece, un ministro fa fermare un treno in corsa per andare ad un appuntamento. Un altro ha una relazione extraconiugale con una biondona alta il doppio e finisce davanti alle telecamere con una ferita al lobo frontale che non si può nascondere. La realtà supera la fantasia al punto che si potrebbe continuare l’elenco con tutto ciò che fa molto meno sorridere. Le polemiche con il capo dello Stato, quelle con la corte di conti, quelle con la magistratura, i lager in Albania, un piano Mattei quando l’Africa brucia in mano ai cinesi, un leader con Zelensky, un altro con Putin. Chi più ne ha, più ne metta, ce n’è quasi una al giorno.
Fin troppo facile convenire che di un simile governo bisogna liberarsi al più presto o per lo meno evitare che ottenga un altro mandato, cosa che pure dovrebbe essere impossibile solo a pensarla. Invece, proprio come per i cinepanettoni natalizi, il governo resta in cima al gradimento dei sondaggi, al che sarebbe il caso di farsi qualche domanda.
Non è che basta radunare tutte le opposizione in in solo prato, avviare una campagna dei cento fiori e quello sparisce. A parte che la campagna dei cento fiori non è proprio un riferimento storico felice, produsse una delle più grandi epurazioni del regime maoista, gli italiani hanno già visto l’Ulivo più rifondazione comunista. Ha vinto le elezioni due volte e la seconda non è durata nemmeno i due anni della precedente. L’Ulivo più rifondazione comunista aveva una guida autorevole ed un programma. Nel prato dei cento fiori si vedono solo le intese di comodo. Anche se in fondo si tratta principalmente di esprimere solo un voto contrario al governo attuale, bisogna pur rendersi contro che quasi il sessanta per cento degli italiani non si presenta più alle urne. Nelle prossime elezioni ci sarà il rischio di un’altra erosione di scontenti e che in assenza di un’alternativa credibile, il governo si rafforzi, altro che andare a casa.
L’ascesa di Fratelli d’Italia ha compensato il declino del centrodestra berlusconiano e nasce dopo un esperienza fallimentare di un governo Pd cinque stelle. Nel 2018 il partito della Meloni aveva il 5 per cento. A fine legislatura era già al trenta. Questo esecutivo non è uno spompato ottavo governo Andreotti che ha esaurito tutte le sue risorse. Il governo Meloni è ancora una novità politica e può pretendere credito proprio sulla base della sua inesperienza. Anche se, va detto, l’arroganza è diventata insopportabile, il fascismo è un sostrato molto più ampio e profondo della società italiana di come viene trattato. Il presidente La Russa ha in casa il busto di Mussolini, i vecchi dirigenti del Pci, avevano le foto dei padri in camicia nera. Il nipote del segretario del fascio della Repubblica sociale, era direttore de l’Unità, mica del Secolo d’Italia. Pavolini.
In ogni caso, per sostituire l’attuale governo in carica ne serve almeno uno coeso, se non prestigioso. Senza una leadership autorevole, non di chi avuta la presidenza del consiglio è stato liquidato dalla sua stessa maggioranza, e senza un progetto convincente, la destra, come la si chiama, è destinata a rinforzarsi, non a perdere le elezioni. Il cinepanettone è solo l’inizio di una lunga stagione della commedia all’italiana. Continuiamo così e poco ci vuole per passare da Vacanze di Natale a Non ci resta che piangere.
pubblico dominio







