Il gesto della neoeletta sindaca di Merano, Daria Zeller, che ha rifiutato di indossare la fascia tricolore durante la cerimonia del suo insediamento, non può essere minimizzato né derubricato a mera espressione individuale. È un atto grave, irrispettoso e profondamente divisivo. Soprattutto è un affronto istituzionale.
Non indossare la fascia tricolore non significa solo contestare un simbolo, significa rifiutare la Repubblica. Il tricolore, come cristallizzato nell’articolo 12 della nostra Costituzione, non è il vessillo di un partito o di una fazione: è il simbolo della nostra unità, della nostra identità democratica, della libertà conquistata a caro prezzo.
È un simbolo che parla a tutte le cittadine e i cittadini, che unisce il Sud e il Nord, le Alpi e le isole, le radici risorgimentali e quelle antifasciste della nostra Repubblica. Se si guida una comunità, se si è chiamati a rappresentare lo Stato sul territorio, quel simbolo non è un’opzione: è un dovere civile, morale e giuridico.
Il Partito Repubblicano Italiano non è mai stato forcaiolo, e non lo sarà mai. Ma davanti a un gesto così plateale, così ideologicamente ostile allo spirito costituzionale, non si può tacere. Daria Zeller non ha mancato solo di rispetto a un simbolo: ha violato lo spirito stesso del suo mandato. Chi non riconosce la Repubblica italiana non può rappresentarla.
Come repubblicani chiediamo che la Prefettura e la Procura valutino i fondamenti giuridici per una destituzione, perché vi sono elementi di palese incompatibilità. La Zeller dovrebbe, in ogni caso, fare un passo indietro per dignità istituzionale.
Ma chiediamo anche qualcosa di più profondo: che la Repubblica spenda forze e risorse per spiegare ai giovani (e non solo!) cosa significhi il tricolore. Bisogna tornare nelle scuole, nei luoghi pubblici, nei momenti civici, a parlare di educazione costituzionale e simbolica. Perché la bandiera non è un pezzo di stoffa: è la narrazione di un popolo, è l’eredità di chi ha dato la vita per la libertà e l’unità nazionale.
Chi rifiuta quel simbolo rifiuta anche questo. E allora sì: deve chiedersi se è ancora degno di rappresentare una città italiana.
Perché Merano è, a pieno titolo, una città italiana. Che piaccia o meno alla sindaca Zeller. Lo è per storia, per diritto e per volontà democratica. E se oggi può liberamente esercitare il suo mandato, lo deve proprio a quella Repubblica e a quel tricolore che ha scelto di ignorare. Non è questione di folklore né di tradizione: è questione di appartenenza. E chi guida una comunità deve appartenere prima di tutto alla Costituzione che la fonda, altrimenti, non ne è degno.
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