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La crisi dell’ippica gestita dalla politica e il doping

di Paolo Morelli
17 Giugno 2022
in Attualità / Politica
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L’ippica sta attraversando una crisi sempre più grave: da gallina dalle uova d’oro (per il bilancio dello Stato e di un buon numero di proprietari di cavalli) ai tempi della Corsa Tris del venerdì pomeriggio che veniva trasmessa in diretta Rai, con i bar che si affollavano davanti al televisore di gente che stringeva in mano il biglietto sperando di vincere, si è trasformata in settore assistito che ogni anno assorbe dal bilancio dello Stato oltre 200 milioni di euro per montepremi, sovvenzioni agli ippodromi e funzionamento delle strutture, compresa la televisione EquTv da quest’anno presente nel digitale terrestre (canale 151), mentre fino allo scorso anno era solo su Sky (canale 220) e TvSat (canale 51), che costa quasi nove milioni di euro ogni anno e disdegna la pubblicità fuori settore. 

Cosa ha portato l’ippica a imboccare una china sempre più ripida che rischia di portarla direttamente al baratro dell’oblio? Principalmente l’avere messo le leve del potere direttamente nelle mani della politica, che fino a una decina di anni fa si limitava a un doveroso controllo. Il Ministero delle Politiche Agricole organizza e gestisce le corse e l’allevamento, il Ministero dell’Economia e Finanze le scommesse (attraverso l’Agenzia dei Monopoli). La scarsa cultura ippica e conoscenza tecnica da una parte, e l’assoluta indifferenza dall’altra stanno portando alla morte un’attività che, nonostante  tutto, raccoglie ancora grandi successi nelle piste di tutto il mondo. 

Quali sono i maggiori problemi? Soprattutto la riduzione delle risorse disponibili, soprattutto del montepremi dal quale traggono sostentamento proprietari, guidatori, allenatori e tutto l’indotto di artieri, maniscalchi, veterinari, produttori e commercianti di attrezzature, foraggi e mangimi. Vent’anni fa il proprietario di un cavallo da corsa aveva il 50% di probabilità di mantenerlo con le vincite al traguardo, oggi la percentuale è scesa al 5%. Per questo molte scuderie importanti hanno chiuso e sono sempre di più gli appassionati che allenano i cavalli a casa propria, in modo da ridurre i costi. Poi c’è il ritardo del pagamenti: le piccole scuderie devono ancora incassare i premi di gennaio 2022, quelle di maggiori dimensioni che emettono fattura con Iva hanno incassato giugno 2021! 

Ministri e sottosegretari degli ultimi governi che si sono succeduti hanno annunciato buoni propositi, ma prima che riuscissero ad attuarli dovevano passare la mano. Da un anno e mezzo la delega all’ippica è nella mano del senatore Francesco Battistoni (Forza Italia): anche lui ha già lanciato diversi proclami dicendo che avrebbe risolto questo e altri problemi, ma senza alcun esito.

Ma c’è un altro problema, del quale si parla poco, ma che incide fortemente sull’immagine dell’ippica e sulla disaffezione del grande pubblico: il doping. Nella percezione comune nell’ippica prosperano corruzione e doping, e da quando Varenne non corre più i media generalisti si occupano di ippica solo in modo negativo quando un cavallo muore in pista (ma non muoiono anche gli atleti di altri sport?), viene rapito, ci sono incidenti o casi di doping. In realtà nell’ippica ci sono le stesse negatività di molti altri sport, ma qui c’è il cavallo, animale nobile che chiede rispetto e amore, ma che a qualcuno incute timore. C’è il problema della frusta che fa impressione, anche se ormai viene usata per comandare il cavallo, non per punirlo, e sono sempre più le corse in cui è bandita, e c’è il problema del doping. I numeri dicono che si tratta di un fenomeno piuttosto marginale: nel 2021 le analisi fatte da Unirelab (struttura tecnicamente all’avanguardia e costosa, solo per il personale il Mipaaf spende ogni anno 1,5 milioni di euro) sono state 14.287 con 62 positività; la quota del 5% è analoga a quella degli altri paesi. In realtà probabilmente il fenomeno, in Italia e altrove, ha maggiori dimensioni: l’antidoping è come un cane che insegue tre lepri: se è bravo ne prenderà una, ma le altre due sfuggono.

Pochi giorni fa all’Ippodromo Capannelle di Roma si è tenuto un convegno dal titolo Correre pulito – L’ippica vincente curato dall’organizzazione di volontariato Horse Angels di Cesenatico che si occupa di tutela degli animali, in particolare cavalli, e del loro collocamento a fine carriera. Alto il livello dei partecipanti, presentati da Roberta Ravello, fondatrice e presidente di Horse Angels, e coordinati dal giornalista ippico e gentleman driver Luigi Migliaccio: la dirigente del Mipaaf Sveva Davanzo e Marco Fidani di Unirelab che non si sono sottratti al confronto, l’avvocato Laura Mascolo per le implicazioni penali, e la veterinaria Viviana Caracciolo esperta di cure omeopatiche. 

Numerosi gli interventi di rappresentanti di associazioni e professionisti della filiera ippica, con critiche e proposte: da Giovanni Sibilio presidente del Ciga, il Comitato italiano guidatori e allenatori, all’avvocato Stefano Ricci, dall’ex direttore di Univelab Marco Montana, dall’avvocato Massimiliano Capuzi del Siag, Sindacato italiano allenatori e guidatori, ai veterinari Giordana Marcolin ed Ettore Ballardini (che ama definirsi ippiatra) a me che rappresentavo Ippica Nuova, unica associazione di filiera dell’ippica. Reintroduzione della commissione scientifica, introduzione di controlli all’ingresso in pista per cavalli, guidatori e fantini, maggiore vigilanza sulle scuderie con installazione di telecamere e nei centri di allenamento con ispezioni non programmate sono alcune delle proposte avanzate, ma si scontrano con le norme sulla privacy e la proprietà privata. L’unica apertura del ministero è stata sulla possibilità di semplificare le procedure per i guidatori e fantini che assumono medicinali per patologie croniche: oggi, pur dichiarandolo al momento del prelievo, sono costretti a discolparsi davanti alla commissione di disciplina, con perdita di tempo e denaro. 

“L’obiettivo – ha detto Roberta Ravello, presidente di Horse Angels – è che tutti coloro che operano nell’ippica seguano un codice etico garantendo la percezione di uno sport pulito: ne beneficeranno i cavalli, gli scommettitori, l’opinione pubblica e gli stessi ippici. La buona reputazione è un bene per tutti”.

Paolo Morelli

Paolo Morelli, giornalista professionista dal 1982 (la lettera di presentazione all’esame di Stato è firmata da Indro Montanelli, direttore del Giornale) ha seguito il terrorismo rosso e nero dal 1976 al 1985 a Bologna. Si occupa prevalentemente di cronaca giudiziaria ed economia per il Resto del Carlino e Teleromagna. È stato direttore del Sommelier Italiano, rivista dell’Ais. Oggi è direttore responsabile de La Voce Repubblicana. È appassionato di moto d’epoca e ippica, corre al trotto con licenza Gentleman

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