Si è svolta al Capanno Garibaldi la tradizionale fiaccolata di fine anno, appuntamento che unisce memoria storica e impegno civile e che, anche quest’anno, ha assunto un valore politico di particolare intensità. La luce delle fiaccole accese al tramonto sulle valli ha accompagnato un momento di riflessione collettiva sul senso della storia repubblicana e sul suo significato nel presente.
Nel corso dell’intervento ufficiale e nel saluto augurale per il nuovo anno, Eugenio Fusignani, vicesindaco di Ravenna e segretario regionale del PRI Emilia-Romagna, ha richiamato il valore della memoria come responsabilità pubblica e non come semplice esercizio celebrativo: «La fiaccolata non è un rito stanco. È memoria che diventa responsabilità, è un impegno che si rinnova nel tempo».
La manifestazione ha idealmente chiuso un 2025 dedicato alle celebrazioni risorgimentali, anno che ha coinciso anche con il 40º anniversario dell’ANVRG, e ha aperto lo sguardo sul 2026, anno dell’80º anniversario della Repubblica italiana.
In questo passaggio, Fusignani ha sottolineato l’importanza di trasformare la memoria in politica pubblica: «Nel 2025 è finalmente partito l’iter per una legge regionale sulle memorie del Risorgimento. È un passaggio decisivo, perché la memoria non resti affidata alla buona volontà dei singoli, ma diventi patrimonio civile riconosciuto e sostenuto».
Al centro dell’intervento, il legame profondo tra Risorgimento e Repubblica, con un richiamo esplicito alla Repubblica Romana del 1849 come radice autentica della tradizione repubblicana italiana: «La Repubblica nasce nel 1946, ma affonda le sue radici nel 1849, nella Repubblica Romana, nel sacrificio di giovani che immaginarono un’Italia laica, giusta, fondata sulla legge, sulla fraternità e sull’umanità».
Particolare rilievo è stato dato alla Costituzione della Repubblica Romana, indicata come metro di giudizio anche per il presente: «All’articolo 1 del Titolo I si riconosceva la cittadinanza agli italiani domiciliati da sei mesi e agli stranieri domiciliati da dieci anni. Questo ci dice che l’idea di patria del Risorgimento era una patria aperta, fondata sulla legge e sull’umanità, non sull’esclusione».
Un passaggio che Fusignani ha voluto esplicitamente legare all’oggi, segnando una linea di confine politica e morale: «Qui sta la distanza tra la nostra cultura repubblicana e una destra che stravolge i valori del Risorgimento e tradisce Mazzini. Non si può usare il nome della Patria cancellando l’Umanità».
Il riferimento a Giuseppe Mazzini è stato centrale e non retorico: «Mazzini non ha mai predicato un nazionalismo chiuso. La sua idea di Patria ha senso solo dentro l’Umanità. Il “Dio, Patria e Famiglia” tanto cari a Meloni e al sentire di una certa destra di governo, senza Umanità, degenerano; è con l’Umanità che diventano dovere morale, responsabilità verso gli altri e verso le generazioni future».
Secondo Fusignani, è proprio questa la cifra della cultura repubblicana: «Il Risorgimento è la culla dei valori della Repubblica. Valori che non possono essere sequestrati né contrabbandati come valori di parte, perché appartengono all’intera comunità nazionale. La prova sta nei testi, non negli slogan».
Nel corso della serata è stato anche rivolto un ringraziamento alla Fondazione Ravenna Risorgimento, per il ruolo svolto nella conservazione e trasmissione della memoria civile, e al Museo Byron e del Risorgimento, indicato come luogo capace di coniugare dimensione europea e storia nazionale, rafforzando il ruolo di Ravenna come città simbolo del Risorgimento.
In chiusura, un richiamo simbolico al dibattito sul “Sì” finale dell’Inno nazionale, letto come rapporto tra rigore storico e sentimento popolare: «E’ giusto rispettare l’integrità del Canto degli Italiani. Ma quel “Sì”, che il popolo ha fatto suo, resta un segno di attaccamento sincero ai valori della Repubblica. Anche questo fa parte della nostra storia».
La fiaccolata si è così confermata non come semplice commemorazione, ma come atto politico e civile, nel segno di una memoria che illumina il presente.
Perché, come ha concluso Fusignani: «Senza memoria non c’è Repubblica, e senza Repubblica non c’è libertà».







