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L’acqua alla gola

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
1 Maggio 2026
in L'editoriale
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Di “salario minimo” si può sempre discutere. Il concetto è economicamente riconosciuto dal ‘700, quando lavoravi la terra a giornata per un piatto di zuppa. Se invece ci si inventa all’improvviso il “salario giusto”, uno manco capisce di cosa si tratti. Giusto per chi? Per il governo Meloni? Bisogna che lo si chiarisca. Un governo con l’acqua alla gola tende a commettere danni nella speranza di riuscire a salvarsi. Fra tanti ministri prossimi ad annegare, almeno Giorgetti dispone di un salvagente. Egli ha proferito nella sua interlocuzione alle Camere una frase che da sola fa la storia dell’Italia del secondo dopoguerra, “i paesi indebitati, non sono liberi”. Meglio di Ciampi.

Pensare che l’italiano Luigi Einaudi quando sentiva la parola debito, perdeva il sonno. Ahinoi, si è dimenticato Einaudi e ci è si invaghiti di Keynes, mente brillante, ma inglese. Un suddito del più grande impero coloniale della storia mondiale per oltre trecento anni. Se non si può permettere il debito l’Inghilterra, non se lo può permettere nessuno. Keynes puntava sulla forza lavoro e piacque subito al fascismo e alla Germania nazista, che iniziarono a vivere di rapina. Le sue idee però guidarono anche il successo della ripresa americana. Scavi una buca in Oklahoma e trovi un giacimento di petrolio. In California, l’oro. In Alaska, il gas. Mettiti a scavare in Italia e ti arrestano perché violi i reperti archeologici di tre scomparse civiltà. Meglio la prudenza di Giorgetti che ha detto ai suoi colleghi di non inventarsi niente, quando tutti, opposizione inclusa, sarebbero pronti a far saltare il patto di stabilità e crescita.

Lo facessero saltare per produrre armi, quelle da sole sarebbero capaci di risanare l’economia. Le armi trovano sempre un acquirente. L’Ucraina con i suoi droni presto sarà più ricca della Russia. Se invece fai saltare il patto per contenere il prezzo delle bollette, vai a sapere come finisce. Se il governo vuole abbassare il costo energetico, deve avere un piano per recuperare risorse, se no andrà in bancarotta, guerra o non guerra del golfo, a meno che il gas non ce lo regalino. Pensare che il governo aveva una posizione unica in Europa, pieno sostenitore di Trump, un uomo d’affari e ci voleva coraggio. Poteva mettergli a disposizione le basi Nato volentieri chiedendo un’agevolazione economica. Per carità. La richiesta proveniente all’Italia non rispettava gli accordi burocratici. La guerra americana, Meloni lo ha detto in Aula, è illegale. Non che il governo dovesse guardare molto lontano per capire la situazione. L’Eni ha appena firmato per aumentare l’estrazione del petrolio in Venezuela. Ma come? Il legittimo presidente venezuelano è stato rimosso con la forza! La stessa che Trump impiega in Iran. Tenetevi Nordio, ma almeno sostituite i vertici dell’Eni!

Fai saltare il patto di stabilità e crescita e dopo Trump ti comprometti anche con l’Europa. A Giorgetti è sfuggito di invidiare il suo omologo tedesco. E pure il governo tedesco sta affondando nonostante rispetti il patto di stabilità alla lettera. I risultati economici di Berlino sono deludenti. Il che significa, che il semplice rispetto del patto di stabilità, può non bastare. Questo è il dramma di Giorgetti e presumibilmente dell’Unione europea. Ed è in questo momento che si è entrati in crisi con l’America, per i dazi. Ci fosse un’azienda italiana che non avesse guadagnato da quando i dazi sono stati introdotti. Sono gli americani che ci stanno rimettendo. Trump tassa gli americani per le sue guerre pagate con i dazi. Se poi le vincesse, altro discorso.

Giorgetti si consoli. Il governo Meloni, avviato alla disperazione, si eleva come governo morale. Caccia la Santanchè, difende il papa, condanna le bombe all’Iran e solidarizza con i connazionali abbordati nelle acque internazionali. Perso il rapporto con l’America, compromesso quello con l’Europa, schifato Israele, all’Italia si aprono le porte dell’Africa e del medio oriente. Basterebbe firmare un bel patto di instabilità e di decrescita già con la Cisgiordania. Ha appena vinto le elezioni l’ottimo Abu Mazen. Almeno c’è ancora qualcuno, da qualche parte, con cui poter andare d’accordo.

licenza pixebay

Tags: Giorgettilibero
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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