Potrebbe anche essere che Mario Draghi davanti ai leader europei riuniti ad Alden Biesen, sia davvero riuscito a rilanciarne l’orgoglio. I temi della sua relazione, ridurre le barriere nel mercato unico, mobilitare il risparmio, intervenire sul costo dell’energia, sono estremamente sensibili e quindi apprezzati e condivisibili. Resterebbero solo da capire gli strumenti di cooperazione necessari per procedere più rapidamente su tutti questi dossier, anche considerando lo scontro evidente sul processo decisionale che li sottende.
La frattura fra Francia e Germania è netta. Una non vuole il mercosur, l’altra il debito comune. L’Italia ha convocato un gruppo di contatto ristretto e la Spagna si è sentita esclusa. Poi ci sono le posizioni dei paesi dell’est europeo che richiederebbero un capitolo a parte. Gli ottimisti si rallegrano. Il vertice è stato interlocutorio, magari servirà un prossimo aggiornamento, insomma, andiamo avanti. Chi invece è incline al pessimismo potrebbe credere che l’Europa non sappia cosa fare e non lo sappia, proprio mentre le sue performance economiche sono peggiorate.
Se il problema principale fosse Trump, come pure sembrerebbe, non varrebbe nemmeno la pena preoccuparsi. A parte che Trump è già in difficoltà con il Congresso che gli ha appena bocciato i dazi per il Canada, la confusione sulla politica economica di Trump è tale che gli americani hanno le mani nei capelli. In ogni caso finora i paesi europei non hanno subito particolari contraccolpi, al contrario. I prezzi sono calati. Male che vada fra tre anni Trump sarà un brutto ricordo da lasciarsi alle spalle. Subisse una batosta elettorale nel mid term, magari già sarebbe indotto ad una svolta. Pericolo scampato. Resta da chiedersi cosa farà l’Europa in questo interregno mai le sue differenze interne si acutizzassero ulteriormente. Fra tre anni l’America svolta sicuro. L’Europa potrebbe trovarsi peggio di prima.
Inutile dire che in Belgio mancava completamente una riflessione sul ruolo dei convitati di pietra, Russia e Cina. Al tempo di Don Giovanni ne bastava uno per trascinarti all’inferno. Il presidente del consiglio italiano ha sfoderato il suo formidabile piano Mattei che investe risorse in Africa. Siamo sicuri che il presidente del consiglio italiano conosce bene le mappe? Perché, per carità, un ponte con l’Etiopia, oggi l’onorevole Meloni è ad Addis Abeba, chissà quanti ricordi, è importante. La stabilizzazione di aree come quelle dell’Africa centrale e sub equatoriale, Congo, Sudan, Mozambico, per non parlare della Libia, sotto casa, sono un’altra storia. Ce la raccontano meglio e meno piacevolmente, russi e cinesi.
Infine c’è una questione militare completamente inevasa. Dire che il progetto di un esercito comune europeo appaia per lo meno ancora molto fumoso, sarebbe un eufemismo. Nel caso l’America smettesse di difenderci, della Groenlandia, nota regione del nord Europa, vogliamo occuparci noi, siamo autosufficienti. Oppure, contiamo di farci difendere dall’Ucraina.
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