Non c’è storico più brillante sull’epopea rivoluzionaria di Augustin Cochin che pure era un dilettante. Egli segue la polemica fra Taine ed Aulard sui misfatti compiuti dai giacobini e si accorge che tutta la documentazione di Taine è perfettamente convalidata. I crimini denunciati sono assodati e con caratteristiche tali da non poter offrire giustificazione di sorta. Allo sguardo morale della civilizzazione cristiana, il Terrore rivoluzionario era puro orrore. Magari, poi, Saint Just ne avrebbe riso comunque. Per quattro secoli il popolo francese aveva subito le vessazioni dell’aristocrazia e proprio Taine, nella sua Storia di Francia, racconta come il guardiacaccia del re veniva messo a morte con tutta la famiglia se mangiava una pernice reale. Ora che il popolo fa cadere qualche migliaio di teste, si gridava allo scandalo? Il realismo uccideva con la tortura, il popolo con la ghigliottina, uno strumento di mitigazione del dolore, secondo lo scienziato del re che la propose, almeno.
Ciò non toglie che Cochin abbia lo stesso ragione. Le ricerche che egli compie sono dotate di una assoluta oggettività, i provvedimenti fallaci del governo dimostrati, la contrapposizione fra realtà quotidiana e misure politiche, altrettanto. I comitati pretendono che l’ottavo maiale dei contadini venga dato all’esercito? I contadini smettono di nutrirlo. Non fosse che poi i comitati facevano fucilare i contadini furbacchioni o i soldati si prendevano gli altri sette maiali, lasciando l’ottavo denutrito per cena a chi glielo aveva riservato. Cochin non si accorge insomma che questa piccola città ideale, forgiata dallo spirito illuminista ed astratto, si imporrà all’Austria Ungheria ed alla Prussia, saprà sfidare l’Inghilterra e la Russia, il Piemonte ed il papato. Cioè Cochin dimentica di dirci che il giacobinismo è una dottrina di successo. Per cui sì, è vero, lo spirito del giacobinismo comporta una macchina infernale di spoliazione e di privazione dell’individuo umano e pure, si rivela vincente.
Non che a Cochin importi poi molto del buono o cattivo governo. Quello che gli preme dimostrare è il fallimento democratico del giacobinismo, l’istinto repressivo che fa dire a Duport, quindici giorni dopo la presa della Bastiglia, che bisogna controllare la posta privata e arrestare senza processo. A parte che Duport è ancora un monarchico convinto che vuole solo debellare l’aristocrazia dell’assolutismo, anche il governo repubblicano avrà il problema di resistere alla cospirazione, la quale però non è dello spirito, è concreta. La Francia intera è la piccola città assediata dai regimi monarchici. Si comporterà come Sparta sino alla vittoria. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di andare a rovistare i registri per scoprire che le elezioni del 1789 in Borgogna furono manipolate. I giacobini istituiscono un sistema elettorale censitario che esclude due terzi della nazione considerando le donne. I soli servitori, palafrenieri, cocchieri, paggi, pasticceri, cuochi, precettori, in Francia ottocentomila su venti milioni non hanno diritto al voto, figurarsi i lavoratori della terra a giornata. Solo il famigerato Robespierre si batte per il suffragio universale, tesi che lascia perplessi i suoi colleghi della Gironda. Cochin tanto bravo nello studiare le carte, non comprende la differenza fra chi vuole istituire un nuovo regime e chi proprio vuole cambiarne le prospettive completamente.Cochin non si accorgeva di come, una volta caduto il re, rapidamente si avvicendassero al potere i repubblicani in Francia, cioè, non coglieva la capacità di rigenerazione della società nel suo complesso. Il giacobinismo non è un fenomeno statico o secolare. Come direbbe Hegel, è un fenomeno che dilegua.
Mazzini si pose il problema della democrazia cinquant’anni dopo la Rivoluzione e decise di essere tranchant, introducendo il concetto di democrazia pura. Non la semplice applicazione democratica, che poi è l’esercizio del voto al massimo di estensione possibile e la permanenza temporalmente limitata delle cariche. Mazzini aveva tagliato completamente i ponti con il passato. La democrazia pura di Mazzini non è “la sola” democrazia. Si tratta di una esperienza “originale”. Mazzini romperà con l’ultimo giacobino vivente, il vecchio Buonarroti, Buonarroti ancora perseguiva il fantasma aristocratico. Mazzini lo compiange. La democrazia pura è un nuovo inizio, lo sviluppo futuro nazionale della Repubblica. Un’altra visione dello spirito del giacobinismo, lasciata ancora oggi sepolta sotto la cenere delle sue rovine.
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