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Luciana Sbarbati, superare la diaspora repubblicana

di Redazione
25 Marzo 2026
in Attualità / Politica
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Luciana Sbarbati, leader dei repubblicani europei ci ha cortesemente rilasciato la seguente intervista sulla situazione politica, dopo il referendum

Onorevole Sbarbati avrebbe immaginato un successo nel No al referendum tanto smaccato?

Davvero non mi sarei aspettata la vittoria del No con margini di questo tipo. Perché anche se la riforma di Nordio era un vestito mal confezionato, credevo che il governo sarebbe stato comunque in grado di fare una propaganda di alto profilo. Direi che al di là delle vicende che hanno riguardato la dottoressa Bortolozzi o il sottosegretario Delmastro, che pure hanno avuto ricadute gravi sulla credibilità del governo, non c’è stata la capacità di entrare nel merito della questione, come del resto non ha fatto neanche l’opposizione, che però non era interessata. Poi il referendum ha raccolto la paura e l’avversione alla guerra, prima a Gaza, poi all’Iran, di questi mesi. Si è fatto della violazione del diritto internazionale, come dell’attacco alla magistratura, tutto un fascio a cui dare fuoco. Di positivo c’è la partecipazione giovanile. Votino come gli pare, l’importante è il dovere di partecipare alla vita democratica nazionale.

Ci sta dicendo che il governo oltre ad aver mancato sotto il profilo della propaganda, ha perso anche il polso dei sentimenti della popolazione?

Io ero in Parlamento al momento della Bicamerale d’Alema, per cui conosco abbastanza la materia e a tutti gli effetti parte dell’opposizione era favorevole alla separazione delle carriere, il Pd in particolare la sostenne come una sua proposta. Appare abbastanza singolare che il governo non abbia saputo cogliere questa opportunità davanti a lui, impantanandosi in uno scontro tanto deludente. Questa non era una riforma della Giustizia, in fondo era solo un riordinamento della magistratura, serviva sicuramente un altro approccio. Di una riforma della Giustizia c’è un bisogno profondo, adesso dopo il No sarà molto più difficile, anche considerato il degrado culturale e civile della politica. Aggiungerei di non farsi troppe illusioni. La destra non ha votato. O non ha capito, o non ha condiviso l’impostazione autoritaria del suo stesso governo, che ha blindato un testo senza coinvolgere il parlamento. Il che ha dato un assist in più all’opposizione.

Vede aprirsi uno spazio per le magnifiche sorti progressive del Campo Largo?

Non credo proprio. Quello che a me colpisce del campo largo sono le diversità inconciliabili, a cominciare dalla leadership. Quando si tratta di entrare nel merito delle questioni, è quasi impossibile farlo per le stesse forze politiche che lo compongono. Lo si capisce del resto da come ciascuna vota al parlamento europeo. Accade che persino il Pd si divida al suo interno. Pensate se domani, con la crisi energetica che incombe, si dovesse affrontare il tema del nucleare. Non è che possiamo credere che il futuro si basi solo sulle rinnovabili. Non ci sarebbe nemmeno la possibilità di aprire una discussione. Non vogliono i rigassificatori, figurarsi il nucleare.

L’onorevole Sbarbati ha creduto nell’Ulivo e non crede nel Campo Largo?

Sapete bene che l’Ulivo lo abbiamo fondato come Mre, sulla base di un patto federale che io ho continuato a rispettare con il partito democratico come principale interlocutore e questo sino alla segreteria Letta inclusa. Ho creduto che il partito democratico riuscisse a superare le differenze fra margherita e ds in una evoluzione positiva di modernità, ma non ho mai fatto parte di questo processo, come pure i socialisti. Il mondo laico è stato estromesso, Il motivo per cui ho sempre ritenuto indispensabile distinguere l’identità repubblicana, che era e resta il fulcro di una visione occidentale della politica italiana. Questo patto è finito con la segreteria Schlein che sembra non essere interessata. Lo si vede nella sua correlazione con America ed Israele che sono equiparati alla Russia. Insomma, noi repubblicani abbiamo sempre distinto fra l’America e la sua classe dirigente e lo stesso vale peri Israele. Non siamo elettori di quei paesi, siamo alleati. Non so se la Schlein sia in grado di aprire una riflessione su questa problematica, per ora no. Io non credo che l’Italia possa prendere le distanza dall’America o da Israele. Non ci si rende conto di cosa comporterebbe.

Abbiamo partecipato insieme ad un tentativo alle Europee insieme a Calenda

Carlo è brillante, sicuramente intelligente, un po’ incostante. La politica presuppone un’applicazione, una cura continua, una capacità di relazione con più soggetti. Io penso che da questa destra e da questa sinistra bisogna essere autonomi e che bisogna prepararsi perché dopo il referendum il governo non può permettersi di fare l’anatra zoppa. Punterà sulla legge elettorale e forse sul voto anticipato. Il mondo repubblicano deve chiedere un proporzionale forte ed elaborare una piattaforma politica comune. Il bipolarismo ha fallito, si vede da quest’ultima esperienza. Serve una piattaforma repubblicana capace di ricucire l’unità nazionale, o per lo meno impedire che si scucia ulteriormente. Io lo dico da sempre. Bisogna superare la diaspora dei repubblicani, come primo passo.

Ha visto come è attivo Giorgio La Malfa con la sua Officina repubblicana? Un buon segno.

Francamente non ho capito esattamente in che direzione intenda procedere questa cosiddetta officina, non saprei nemmeno come definirla, “kermesse” forse, il termine più appropriato. I contenuti mi sembrano piuttosto confusi . Quello che posso dire con sicurezza è che il pensiero, i valori e la tradizione repubblicana, non mi sembrano conciliabili con Giuseppe Conte, che rappresenta la loro completa negazione.

Tags: repubblicaniSbarbati

Redazione

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