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Quando i giacobini erano monarchici

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
28 Dicembre 2025
in Cultura
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Concludiamo il ciclo di articoli delle feste natalizie dedicati al giacobinismo e ringraziamo i lettori per l’attenzione.

Per capire quanto in fondo davvero poco si conosca la Rivoluzione francese basta pensare al fatto che il giacobinismo fosse originariamente monarchico e tale rimase sino al 1792. Robespierre, che era dotato di sarcasmo, una volta conclusa la Costituente, disse ai suoi colleghi, “complimenti, questo è il paese più grande al mondo, ecco Maestà, è vostro”. Il re scappò lo stesso e la maggioranza del club giacobino non perse tempo a sfiduciare Robespierre alla presidenza. Passò direttamente in massa al convento dei foglianti. Al club giacobino Robespierre rimase solo con Couthon, che essendo paralizzato, non trovò nessuno a trasportarlo.

La scarsa conoscenza della Rivoluzione, dipende da una documentazione manomessa dai suoi protagonisti, sino a Napoleone incluso e ai danni commessi dagli storici. Sarebbe stato il popolo a farla in uno spontaneo movimento di massa. Questo dicono i marxisti, secondo cui, chi zappava i campi, appena capace di leggere e di scrivere, una volta fecondato dalle idee degli illuministi, insorge. Peccato però che i Voltaire, i Diderot, lo stesso Rousseau, non si rivolgessero al popolo, ma ai gran signori, alle gran dame. Quando il re fuggito viene riposto sul trono dalle baionette di Lafayette e i giacobini dissidenti sono alla macchia, Danton si rifugiò in Inghilterra, Marat nelle fogne, Robespierre dai Duplay, chi mosse la piazza? I fornai? Le pescivendole di Parigi? L’oscuro club dell’Arcivescovado che riuniva le peggiori canaglie della città?

La Rivoluzione francese fu un tentato colpo di Stato, scivolato di mano, perché la società francese era troppo complessa e turbolenta. C’è un solo responsabile autentico, denunziato dalla Corte, il duca di Orleans. Fu il duca di Orleans a discreditare la corona in tutti i modi possibili, incluso lo scandalo della collana e a fare del Palais Royal, il centro dei tumulti, e poi a finanziare, con i capi bastone, Fournier, l’americano, Santerre il birraio scopertosi ricchissimo, i principali esponenti della Costituente, Mirabeau su tutti. E poiché Mirabeau si vendeva anche a Luigi, il cugino corruppe Danton e Marat. Tutti i cordiglieri sono a libro paga del duca. Non c’è tumulto, inclusa la presa della Bastiglia, che non abbia dietro i suoi soldi ed i suoi esecutori sparsi per la città. Ed è il duca a non arrendersi davanti alla fuga del cugino rimesso sul trono a forza. Perché altrimenti Filippo Egalité, verrebbe poi incarcerato ed ucciso? Perché Barere, che anche grazie a lui si era arricchito, lo denuncia per non rispondere della fortuna accumulata. Il duca finisce sulla ghigliottina in 24 ore. L’uomo più ricco ed ambizioso di Francia voleva sostituire la schiatta dei Borbone. Ci fosse uno studioso prima di Evelyne Lever, nel 1997, ad occuparsi seriamente del duca. Tutti preferiscono credere al mito del popolo bambino divenuto di colpo un gigante o alla crisi economica di un paese che era il più ricco e potente di Europa. Gli studiosi più seri, Michelet, ci dicono di non capirci niente. Taine accusa Rousseau di volere l’anarchia. Però poi scrive che il regime era dispotico.

L’agente della corruzione fu l’unico elemento che lega la rivoluzione francese a quella russa. Lenin rientrò in patria con un baule di oro tedesco. Per smuovere la Russia, servivano meno soldi di quanti ne servissero per far cadere la monarchia in Francia. In entrambi i casi il popolo entra in scena di riflesso. La marcia di Versailles? Prostitute del Palais Royal, cordiglieri travestiti da donne, perdigiorno abituali dei caffè. Magari anche Lafayette venne pagato per non intervenire in tempo. L’assalto al governo del palazzo di Inverno fu compiuto da un reggimento di stanza a Pietroburgo, mentre le Tuileries il 10 agosto, vennero attaccate da un battaglione venuto da Marsiglia. Il popolo di Parigi, il popolo di Pietroburgo stava a casa o a bottega, a farsi gli affari propri. Lo si vede adesso il popolo, secoli dopo. Fatica ad andare a votare. Figurarsi se ha voglia di andare a farsi sparare. Per quello c’erano pochi giacobini che combattevano in nome del popolo assente e ancora sono detestati, perché, a modo loro, ci credevano davvero.

domeine de Vizille, Musée de la Révolution française, dept de l’Isère

Tags: ClubFoglianti
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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