Nel suo discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato il Paese a un esercizio che non è mai neutro né scontato: la memoria come fondamento della democrazia. Un intervento che assume un valore particolare perché apre simbolicamente l’anno dell’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana, chiamando il Paese a viverlo non come una semplice ricorrenza, ma come un passaggio di consapevolezza civile. Un richiamo esplicito a non trasformare le celebrazioni per l’80° della Repubblica in una liturgia stanca, bensì in un’occasione viva di partecipazione, responsabilità e impegno collettivo.
Il 2 giugno 1946 non è una data tra le altre nella lunga storia d’Italia. È l’atto di nascita della Repubblica e, insieme, una grande conquista di civiltà: per la prima volta le donne italiane parteciparono al voto nazionale, sancendo un principio di uguaglianza che sarebbe entrato nel cuore della Costituzione. In quel voto popolare si affermò un’idea precisa di Stato: uno Stato che riconosce, include, responsabilizza.
Ma la Repubblica non nasce dal nulla. Le sue radici affondano in una tradizione profonda ed esigente, che ha in Giuseppe Mazzini il vero padre ideale e politico. Non un riferimento retorico, ma l’artefice di un pensiero repubblicano in cui Libertà, Uguaglianza e Fratellanza non sono parole vuote: sono principi che guidano la legge, fondano i diritti, plasmano i doveri e uniscono il rispetto della nazione al senso di responsabilità verso tutta l’umanità.
Con la Repubblica Romana del 1849 prende forma, per la prima volta in modo compiuto, un progetto repubblicano moderno per l’Italia: laico, fondato sulla sovranità popolare, sui doveri come fonte di ogni diritto, sull’idea di cittadinanza come appartenenza consapevole a una comunità politica. È lì che la Repubblica smette di essere aspirazione e diventa ordinamento.
La Costituzione della Repubblica Romana del 1849, elaborata da un’Assemblea Costituente eletta a suffragio universale, rappresenta a pieno titolo la prima vera carta costituzionale moderna dell’Occidente. In essa si affermano principi di sorprendente attualità: l’eguaglianza civile, la libertà di coscienza, la centralità della legge, il rifiuto dei privilegi, una cittadinanza aperta e inclusiva.
Il Titolo I stabiliva: «Sono cittadini della Repubblica: gli originarii della Repubblica; gli altri italiani col domicilio di sei mesi; gli stranieri col domicilio di dieci anni; i naturalizzati con decreto del potere legislativo». Una lezione che ancora oggi interroga chi vorrebbe ridurre la Repubblica a identità chiusa o a slogan di parte.
Quella tradizione non si spezza. Attraversa il Risorgimento, sopravvive alla repressione e all’esilio, si trasmette nella clandestinità, riemerge nella lotta antifascista e trova piena espressione nel lavoro dell’Assemblea Costituente. In questo solco si colloca la figura di Meuccio Ruini, presidente della “Commissione dei 75”, chiamata a redigere il progetto della Costituzione repubblicana. Ruini seppe tradurre in architettura giuridica moderna quell’eredità ideale che affonda le sue radici nel pensiero mazziniano e nell’esperienza della Repubblica Romana, consegnando al Paese una Costituzione fondata su libertà, uguaglianza, diritti inviolabili e doveri inderogabili.
Il richiamo di Mattarella alla memoria va letto per ciò che è: un ammonimento civile. La memoria non è celebrazione consolatoria, ma strumento critico. Serve a impedire che la Repubblica venga svuotata, banalizzata, o peggio, appropriata da chi ne utilizza i simboli tradendone i valori. La Repubblica è patrimonio comune, e vive solo se conosciuta, studiata, difesa.
Per questo l’impegno civile e culturale non è accessorio, ma essenziale. La Repubblica non si custodisce solo con le istituzioni, ma con la partecipazione, con l’educazione civica, con la trasmissione dei suoi principi alle nuove generazioni. Celebrare gli ottant’anni della Repubblica significa rinnovare un patto tra memoria e futuro, tra diritti e doveri, tra libertà individuale e responsabilità collettiva.
Per i repubblicani, questo richiamo è particolarmente stringente. La Repubblica non è soltanto una forma di Stato: è un’idea alta di politica, fondata sul primato della legge, sulla centralità del Parlamento, sulla sovranità popolare esercitata con coscienza e responsabilità. Un’idea che nasce con Mazzini, trova nella Repubblica Romana del 1849 la sua prima traduzione costituzionale e giunge alla Repubblica del 1946 attraverso l’opera di uomini come Meuccio Ruini, capaci di trasformare un ideale in ordinamento.
È questo il senso profondo dell’anniversario che ci attende. Ed è questa la lezione che il Presidente della Repubblica ha voluto consegnare al Paese: senza memoria non c’è Repubblica, e senza Repubblica non c’è libertà.
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