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Si vis pacem para bellum

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
28 Marzo 2025
in L'editoriale
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Più che ai colloqui russo americani di Riad che non stanno portando ad un bel niente, Putin è interessato alla proposta statunitense di annessione della Groenlandia. La Russia deve disporre di un servizio di controspionaggio ancora efficiente in grado di fargli sapere che quello è per la verità un disegno strategico di vecchia data, rimasto impolverato negli archivi. Potrebbe persino risalire ai tempi della presidenza Eisenhower. Il piano elaborato a Langley prevedeva un attacco alla Russia nell’Artico. Due punte avanzate in Svezia e Finlandia e una retrovia in Groenlandia. Pura accademia, come ovvio. Svezia e Finlandia erano neutrali e quindi non si sarebbero potuto predisporre all’utilizzo di truppe terze nel loro territorio con finalità aggressive. Ora, però, proprio grazie alla politica lungimirante di Putin, sono entrate nella Nato, e con Vance che visita la base americana in Groenlandia, Putin ha subito fatto sapere che intende rinforzare il suo contingente militare nella Regione. Tutto sommato, farebbe meglio.

Nel venticinquesimo anno di regno incontrastato sulla Russia, ha eliminato tutti i possibili rivali più in un modo, che in un altro, Putin si trova a dover radunare truppe da ogni parte. Stava concentrandone nel Kursk. Quasi otto mesi per riprendere quel territorio e accarezzare l’idea di un contrattacco a Sumi. che gli ucraini lo hanno preceduto. I reparti speciali, pensare che due anni fa manco avevano i fucili, gli ucraini, sono nell’oblast del Belgorod. Proprio dove Putin aveva collocato i suoi aerei da combattimento per l’invasione. Quelli, tanto gli va bene l’operazione speciale,, già li ha dovuti far arretrare di trecento chilometri. Gli elicotteri invece hanno meno autonomia ed erano rimasti. I primi quattro sono già saltati per aria. Pazienza per i centoventi milioni di dollari persi in pochi minuti. Gli Ucraini, appena cacciati da una parte, sono rientrati da un’latra. Risparmia i soldati ucraini accerchiati, implorava Trump qualche giorno fa. Al Cremlino iniziano a pensare che li si prenda in giro alla grande. Questa non è una semplice guerra di trincea, come il primo conflitto mondiale. Questa è una guerra di secessione russa dopo quella americana. Solo che Putin non assomiglia a Lincoln, mentre i comandanti ucraini sembrano tutti James Ewill Brown Stuart. Gli girano in tondo ai russi, come faceva il generale confederato.

A consolare la Russia c’era questa incredibile vicenda dei piani di attacco agli amici Houti rivelati alla stampa. A Mosca ci si è dati di gomito. Di tutti i governi yankee questo era sicuramente il più incompetente e stupido che mai si fosse visto. Purtroppo, mentre cresceva il clamore per tanto sconcerto, gli Houti venivano nuovamente attaccati con successo. Anche conoscendo i piani di guerra statunitensi con abbondante preavviso, non si riesce a disinnescarli. Figurarsi la volta che gli americani riuscissero a tenere il cecio in bocca.. Fortuna che Trump vuole la pace, si prepara a regalargli l’Ucraina infiocchettata, a Putin, magari cominciando da Odessa, visto che il mar Nero dovrebbe essere smilitarizzato. Al Cremlino possono stare tranquilli. Il vecchio amico Trump è tornato a rassicurarli.

Non si capisce cosa. vogliano invece francesi ed inglesi con le loro riunioni e discorsi farraginosi. Gli americani non hanno mai messo piede in Ucraina, a stento sanno esattamente dove si trova. Francesi ed inglesi si, eccome. Duecento trenta anni fa esatti, quei matti arrivarono in Crimea e le suonarono alle truppe zariste. L’Italia manco esisteva, eppure un presidente del Consiglio piemontese si inventò un’intera nazione per combattere la Russia. Adesso c’è una nazione che vorrebbe erigere persino un premierato, pronta a rassicurare la Russia. Mai si lancerebbe in una simile avventure. Almeno questo proposito concede un po’ di respiro a Putin. Se gli americani lo tradissero, gli anglo francesi rinforzassero gli ucraini, i cinesi fossero stufi dei nord coreani, almeno Putin potrebbe contare sugli italiani. Meloni, Salvini Schlein, Conte, Fratoianni, gli sono amici.

Licenza Pixabay

Tags: ArticoBelgorad
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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