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Un provincialismo senza confini

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
9 Dicembre 2025
in L'editoriale
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La cosa più divertente che si potesse leggere è che gli europei sono troppo educati, questa la loro terribile colpa. Non che alcune delle loro principali aziende siano accusate di aggirare beatamente le sanzioni alla Russia e che alcuni governi ne acquistino indirettamente il petrolio finanziando la guerra che si dice di voler fermare, per carità. Gli affaristi sono al governo americano, gli europei sono notoriamente anime belle, che presi a schiaffi nemmeno sanno rispondere adeguatamente.

Con tutto il rispetto per Ferruccio de Bortoli che lamenta come i leader dovrebbero replicare a brutto muso al presidente americano e non attraverso i portavoce, quale sarebbe il soggetto della contesa? Il documento sulla sicurezza statunitense? Cioè un testo burocratico compilato da addetti ai lavori di cui fino ad ora in Italia mai ci si era occupati? Quando il documento sulla sicurezza presentato dall’amministrazione Nixon si sperticava in lodi per l’Europa, a Nixon si rise in faccia. Sui muri si leggeva “Nixon Boia”, la x scritta con la svastica e questo quando arrivava in visita a Roma il presidente Nixon. E sicuramente fu buona educazione dare del “cowboy” a Ronald Reagan. Qualcuno ha mai letto il piano sulla sicurezza nazionale del presidente George W Bush? Perché un ministro della Repubblica italiana si recava in televisione a dire che le mani del presidente che aveva subito l’11 settembre erano sporche di sangue. Il ministro Diliberto si che è un gentiluomo da cui prendere l’esempio.

Ora il dramma che sta vivendo la comunità europea non sono le critiche che l’America le rivolge, perché le critiche che l’America rivolge all’Europa sono tratte dalle stesse fonti europee che le riproducono. Persino su questo giornale, che pure non è uno dei più popolari, si è scritto che se l’Europa non cambia, muore. Non c’era bisogno di andare a cercare una qualche fondazione, fra milioni che esistono in America, una democrazia plurale, che per l’Europa multiculturale non ha simpatia alcuna. L’Europa potrebbe chiudere le porte in faccia ad Orban ed affini e dare un segnale. Non ci pensa proprio, Orban è ben accetto. E come mai nessuno dice cacciamo Orban che è una vergogna per la comunità europea che si vorrebbe essere? Perché Orban è un passo avanti all’Ungheria che lo precede. In tutta la sua storia L’Ungheria non è mai stata indipendente, o democratica. L’Ungheria era una provincia dell’impero austriaco che se si ribellava, gli Asburgo chiamavano i russi per reprimerla, altrimenti fu un regime fascista e poi comunista. Orban rappresenta il prodotto liberale ungherese. Questa è l’Europa dell’est che abbiamo unificato, per non parlare dei contenziosi costanti con i governi polacchi, in termini di diritti e giustizia. Meglio non scavare troppo, accusare gli americani.

E perché se l’Europa fosse perfetta, l’Inghilterra ha preferito la Brexit, visto i danni economici affrontati? E se l’Inghilterra se ne va dall’Europa, si può forse credere che l’America non ne rimanga colpita, che alla Casa Bianca, si pensi che gli inglesi sono matti? Ma i rapporti fra Obama e Merkel qualcuno ancora se li ricorda? a parte che Obama per primo lamentò la scarsa spesa per armi del vecchio continente, Barak se ne infischiava solennemente dell’Europa. Obama regalò a Putin la Crimea e l’ Europa stappò lo champagne.

L’Europa pensa, come Pompidou nel secolo scorso, che l’America e la Russia tramino alle sue spalle? Ma all’epoca di Pompidou la Russia rappresentava una minaccia nel mediterraneo, controllando la Siria e ancora l’Egitto, oggi ha perso entrambe. Il mese scorso la Russia stava cercano una base navale in Libia e adesso la cerca in Sudan, le sue navi vagano raminghe nell’attesa di un porto sicuro, senza il quale, mai conquistasse interamente il mar Nero. questa sarebbe un’ impresa inutile.

Ecco l’analisi che sovrintende l’amministrazione americana, che non crede che Putin faccia una guerra per conquistare le rovine di Povrovsk. La fa per espandersi nel mediterraneo ed in Africa, una guerra che la Russia ha già perso. Questo documento però la Gabanelli non lo ha letto.

pixabay

Tags: ObamaTrumo
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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