Il percorso che può finalmente portare alla nascita di una nuova Europa deve ripartire da Ventotene, ed arrivare sino a Kyiv. Possiamo non essere più solo un insieme di Stati che si guardano in cagnesco – costretti a stare insieme solo per opportunismo e sempre pronti a flirtare con un nazionalismo provinciale e di facciata – ma un soggetto politico, istituzionale e culturale forte, indipendente e soprattutto saldamente ancorato ai princìpi di democrazia e libertà rilanciati da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. In questo percorso – sicuramente tortuoso – l’Italia assumerebbe un ruolo di motore essenziale, come sta facendo il presidente del Consiglio Mario Draghi, evitando i salti in avanti ai quali possono essere tentati gli Stati europei più ricchi e potenti, ed edificando i pilastri di questa nuova costruzione. L’impegno preso con il presidente francese ed il cancelliere tedesco sul treno per Kyiv, è esemplare ed eloquente.
L’identità politica europea non potrà però compiersi senza alcune condizioni. La prima è la modifica dei trattati che oggi richiedono l’unanimità per prendere le decisioni. Altrimenti il futuro sarà fatto solo di immobilismo politico, soprattutto nella politica estera, mentre continuerà ad espandersi la decisionalità surrettizia degli apparati burocratici. La seconda è una difesa militare comune, senza la quale l’Europa non potrà mai essere arbitro internazionale dei possibili conflitti, con l’obiettivo di garantire la pace mondiale. La terza è quella di armonizzare i propri sistemi giuridici, soprattutto sotto il profilo culturale, investendo in modo diretto anche sulle forme di giustizia internazionale (come la Corte penale internazionale). Va sempre ricordato che non ci potrà mai essere alcuna pace senza giustizia.
In Italia, Mario Draghi non può e non deve compiere da solo quest’impresa titanica: un’impresa che non deve esaurirsi con lui, ma ambire a consolidarsi sotto il profilo politico e istituzionale a prescindere dal leader di turno. Occorre una classe politica che, al di là delle diverse visioni della società, saldi in modo responsabile un patto solido, alla cui base vi sia la convinzione di riconoscere l’importanza dello sviluppo economico e del progresso del diritto.
Come al tempo di Spinelli e Rossi abbiamo la necessità di aborrire le dittature, combattendo chi calpesta l’autonomia delle nazioni, disprezzando l’indipendenza dei popoli. Si tratta quindi di indicare un obiettivo molto ambizioso, sapendo che raggiungerlo, significherebbe dare un messaggio di speranza a chi ancora è schiacciato sotto le tirannie e la loro spudorata arroganza di disprezzare tutti i nostri valori occidentali.
Da oggi alle prossime elezioni politiche credo che il Partito Repubblicano, per la sua storia, le sue idee, la passione dei suoi iscritti, abbia il dovere di impegnarsi al massimo, su un progetto di questo tipo, cercando innanzitutto di dialogare con tutti coloro che ne avvertono il bisogno, e provando ad allargare il campo a coloro che ancora non lo comprendono, esattamente come la proposta di una costituente per la Repubblica intende fare.
foto, Altiero Spinelli, Fondazione Circolo dei lettori






