In Sudan dal 2023 si trascina una guerra civile che ha causato otto milioni di sfollati, tre milioni di profughi e nessuno ha potuto contare i morti. Ad essere esatti, nessuno in Occidente se ne è mai preoccupato, quasi il Sudan, un milione ottocento quarantaquattromila chilometri quadrati, 65 milioni di abitanti, non facesse parte di questo mondo. Eppure l’impero britannico tremò per il Sudan dove venne annientato un intero corpo d’armata e morì il generale Gordon, il pascià che combatteva gli schiavisti arabi. Mentre l’Italia almeno avrebbe ragione di interessarsene perché, a parte la sventurata incursione a Cassala del 1943, il Sudan confina con Egitto e Libia. L’instabilità politica e militare alimenta l’immigrazione nel Mediterraneo. Sai quanti al Masri devi reclutare, invitare allo stadio, far scappare.
Cacciati gli inglesi, il Sudan divenne il primo regime fondamentalista della Regione, fautore di una pulizia etnica che ha dimezzato la popolazione. Ancora oggi animisti e cristiani sono perseguitati. C’è voluto papa Leone XIV, deo gratias, per rivolgere una preghiera per il Sudan. Altrimenti l’indifferenza regnava sovrana. Né il governo del piano Mattei, né l’opposizione che si imbarca per Gaza, sprecano una parola per il Sudan. Probabilmente manco sanno cosa è, come non sapevano cosa era il Ruanda.
Grazie al Sudan la convergenza a Pechino dell’eventuale blocco asiatico traballa. Ammesso che Cina e Russia, l’India ha una posizione più delicata, convergano su una politica di contrapposizione all’Occidente, in Africa questi due paesi sono in competizione, in Sudan non sanno proprio che pesci prendere. La Cina è in vantaggio perché ha dimostrato maggiori doti industriali nella sua espansione, ma non penetra nelle zone di aperto conflitto. La Russia arranca in Mali, in Mozambico avendo perso prima Prigozhin, poi la sua principale base di collegamento in Siria.
Fra gli ospiti di Xi alla celebrazioni per la vittoria si è appena intravisto l presidente iraniano che pure ha dato un grande contributo alla causa multipolare, fino a quando non è stato umiliato da Israele sul suo territorio, in Libano, e soprattutto in Yemen. Tra lo Yemen e l’Africa c’è solo un tratto di mare. L’Iran era la punta di diamante verso il continente africano e la sua sconfitta militare ha tolto un asset decisivo alle ambizioni di espansione della potenza asiatica. Basta la piccola Israele a contrastarla. Si capisce che questo dia molto fastidio a chi vorrebbe dire agli Stati Uniti d’America, qui comando io. Non che la Russia stia facendo in generale un figurone. Secondo Macron i russi hanno perso un milione di uomini per conquistare l’un per cento dell’Ucraina.
Passata l’euforia pechinese, la Cina dovrà pesare un po’ meglio i suoi alleati. Piuttosto, aspettiamo i brillanti osservatori nostrani. Fino a ieri ci spiegavano che Putin era il sodale di Trump, oggi è il cagnolino di Xi, il contraltare della Casa Bianca. Domani, chissà. Magari, se ha ragione Macron, non ci sarà più Putin, nonostante si sia trapiantato gli organi necessari a campare fino a cento cinquant’anni.
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L’incursione a Cassala parti dall’Eritrea 1940 e ritirata nel 41.
Articolo, come sempre, interessante leggere.