Gli amici Paola Bergamo e Pierre Zanin ci hanno inviato la loro analisi del voto a Venezia
Il voto di Venezia merita di essere letto con attenzione, al di là delle semplificazioni nazionali e delle opposte narrazioni di parte. Più che la vittoria del centrodestra, quella di Simone Venturini appare anzitutto la vittoria di una coalizione civica che ha chiesto ai cittadini di giudicare nel merito l’esperienza amministrativa maturata nei dieci anni delle giunte guidate da Luigi Brugnaro e di sceglierne la continuità in una naturale evoluzione politica e amministrativa.
È un dato che emerge chiaramente osservando il risultato delle liste che hanno sostenuto Venturini. In particolare, la sua lista personale ha raccolto sensibilità ed esperienze molto diverse: figure provenienti dall’esperienza civica di Coraggio Italia, ma anche esponenti dell’area laica e liberaldemocratica riconducibili ad Azione e al Partito Liberaldemocratico. È precisamente questa impostazione che il PRI ha scelto di sostenere con convinzione, riconoscendovi un approccio pragmatico, riformatore e orientato al governo concreto della città, attento ai temi della giustizia sociale e del sostegno dei più deboli (non dimentichiamo che il nuovo sindaco viene dal quartiere operaio di Marghera, negli ultimi cinque anni è stato assessore alla Casa e, dunque, conosce molto bene le difficoltà in cui vivono molti cittadini veneziani).
Per certi aspetti, a Venezia si potrebbe parlare della vittoria del “Centro largo” sul “Campo largo”. Il candidato del centrosinistra, Andrea Martella, ha interpretato il voto amministrativo soprattutto in chiave nazionale: la possibile sconfitta del centrodestra dopo il referendum sulla separazione delle carriere, la crisi della maggioranza che sostiene il governo Meloni, la prova generale di una futura coalizione ampia per le elezioni politiche del 2027. I cittadini veneziani, invece, hanno votato soprattutto sul programma, sulla qualità della proposta amministrativa e sulla credibilità delle soluzioni offerte per i prossimi cinque anni.
In questo quadro, appare significativo anche il risultato ottenuto da Michele Boldrin, candidato sindaco di Ora! fuori dagli schieramenti tradizionali. Di converso, è risultato deludente il consenso raccolto dalla lista “Venezia Riformista”. Dal punto di vista del Pri, è una conferma ulteriore del fatto che una parte rilevante dell’elettorato laico e liberaldemocratico non si riconosce nel “Campo largo” e continua a cercare uno spazio politico autonomo, credibile e coerente.
La vittoria al primo turno di Simone Venturini premia dunque un programma amministrativo giudicato convincente, la qualità della classe dirigente candidata e una coalizione che ha scelto di mettere al centro Venezia e i suoi problemi concreti: il risanamento dei conti pubblici, la riqualificazione urbana di Mestre, gli investimenti strategici sulle infrastrutture sportive, la gestione dei flussi turistici, il sostegno al commercio cittadino, la soluzione del “problema casa” per ripopolare il centro storico trattenendo o attirando i giovani.
È un’indicazione politica importante anche per il futuro dell’area liberaldemocratica italiana. Il voto veneziano mostra, ancora una volta, che esiste uno spazio politico ampio e potenzialmente rilevante per le forze laiche, riformatrici ed europeiste, tra cui il PRI. Ma mostra anche che questo spazio non si costruisce attraverso formule ideologiche o mere operazioni di schieramento.
Ciò che i cittadini dimostrano di apprezzare e premiare è l’attenzione ai problemi reali e la capacità di proporre soluzioni credibili, sostenibili ed equilibrate, giuste sul piano sociale. Non la radicalizzazione dello scontro politico, ma la serietà dell’azione amministrativa e la concretezza delle proposte. È questa, in fondo, la lezione che viene da Venezia e che il Pri intende continuare a valorizzare: guardare avanti, affrontare le questioni strategiche del Paese senza subalternità ideologica, costruendo risposte pragmatiche coerenti con i valori storici ed identitari del repubblicanesimo italiano







