Pierre Zanin della direzione ci ha inviato il seguente intervento
La decisione di Moody’s di migliorare il rating del debito sovrano dell’Italia da Baa3 a Baa2 rappresenta un risultato positivo per il Paese, che va letto con chiarezza e tuttavia senza trionfalismi.
Il giudizio dell’agenzia di rating non giunge inatteso: è il riflesso diretto della linea di rigore nella gestione dei conti pubblici adottata dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e fatta propria dalla Presidente del Consiglio.
Come abbiamo già scritto, l’upgrade di Moody’s si inserisce in un percorso preciso compiuto dal Governo italiano: l’approvazione nel 2024 del PSB settennale in linea con le prescrizioni UE; il ritorno all’avanzo primario nel 2024; il mantenimento della disciplina di bilancio nel 2025 accompagnato dalla richiesta di uscita dalla procedura per deficit eccessivo con un anno di anticipo.
La linea del rigore nella gestione della finanza pubblica, cara al PRI, sta premiando l’Italia, traducendosi in una progressiva riduzione dei tassi di interesse e del rischio Paese. È giusto celebrarlo.
Questo risultato non deve però farci dimenticare il quadro complessivo: nel 2025 l’economia italiana non cresce nemmeno con la spinta del PNRR, mantenendo un divario persistente rispetto alla media dell’eurozona che si manifesta dal primo trimestre 2024. Su questo fronte, riteniamo che il Governo non stia facendo abbastanza per rilanciare lo sviluppo economico.
Senza perdere di vista le “5 riforme per rilanciare il PIL” proposte da Carlo Cottarelli come pilastri di una politica economica di medio termine, attendiamo di conoscere i provvedimenti che il Governo intende adottare nel 2026, in particolare per la riduzione del costo dell’energia, il rilancio di Industria 4.0/5.0 e il rafforzamento della concorrenza — tre leve decisive per la produttività e per la crescita.
Un cambio di passo è necessario ed urgente, e il PRI è pronto a contribuire con serietà alla definizione di una strategia di sviluppo all’altezza delle sfide del Paese.







