Fortuna vuole che Hitler ottant’anni fa si sparò un colpo in testa. Altrimenti, se anche i giudici di Norimberga avessero distinto responsabilità politica da responsabilità penale, come fanno i giudici italiani nel caso al Masri, il Fuhrer non sarebbe mai stato condannato. Non c’è un atto, non c’è una sola firma che possa accusare Hitler di qualche misfatto, ci sono solo discorsi. Al massimo, si potrebbe accusarlo di incitamento all’odio, una sciocchezza ascoltate le dichiarazioni di mezza classe politica italiana contro Israele e nessuno che viene perseguito. Sarebbero invece colpevoli, tutti i gerarchi, tutti i funzionari pubblici, le segretarie della Cancelleria del Reich, tutti i generali, buona parte dei soldati, tre quarti del popolo tedesco, di crimini contro l’umanità e di guerra. Hitler era solo un visionario. In compenso, mai andasse qualcosa di storto al presidente Trump, quello finirebbe subito in galera. Con la sua mania di sottoscrivere ogni decreto, e mostrarlo alle telecamere, Donald, con i giudici italiani, sarebbe spacciato.
Più che altro sulla base della distinzione tecnica fornita dalla magistratura per spiegare lo stralcio del presidente del Consiglio dai ministri portati a processo per il caso al Masri, non si capisce la ragione di accusare i segretari di partito di governo della repubblica italiana del secolo scorso per finanziamento illecito. I reati erano commessi dai segretari amministrativi. Con una prassi consolidata negli anni sarebbero dovuto finire a processo tutti i segretari di partito precedenti, per il Pri l’eccellente Oddio Biasini, ancora vivo e vegeto. Bettino Craxi rideva amaro, hanno violato la legge La Malfa padre e La Malfa figlio, diceva, e nessun segretario repubblicano che si trovasse fra loro. A Craxi andò anche peggio, dal momento che il segretario del Psi era diventata un altra persona, lui faceva l’inviato all’Onu, eppure. Misteri del sistema giudiziario italiano.
Morale, grazie ai nostri giudici, l’onorevole Meloni è riuscita a fare un figurone. Sono io il capo del governo, ha detto, sono io responsabile di quello che fanno i miei ministri. Queste sono le parole di un leader, annotare, prego, a futura memoria. Poi la magistratura facesse quello che le pare, era ovvio che non era il ministro Nordio, meno che mai il ministro Piantedosi. a dover essere ascoltati dal parlamento, bastava l’onorevole Meloni. Ricordate Mussolini sull’omicidio Matteotti? Lo stesso, anche se poi il duce si liberò di Cesare Rossi, di De Bono e prese lui il ministero degli Interni. Meloni dovrebbe avocare a sé quello stesso, più quello della Giustizia, magari farebbe bene a prendersi anche gli Esteri.
Quello che farà la magistratura sono affari della magistratura. Il governo, per un motivo o un altro, ha ignorato un atto della procura europea contro un torturatore omicida e per quanto lo avesse nelle sue mani, lo ha rimesso in libertà e mai dovesse mancare la sufficiente cortesia, lo ha rispedito nel suo paesello, con volo di Stato. Ci sarebbe da imputare al governo anche gli sberleffi al tricolore rivolti dai beduini sulla pista di atterraggio che accoglievano il loro eroe a braccia aperte. Di tutto questo va ringraziato il presidente del Consiglio. Meno male che lo ha detto.
galleria della presidenza del consiglio dei ministri







