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L’unica mossa in cui i russi possono aver successo

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
6 Gennaio 2023
in L'editoriale
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Gli ucraini mica sono scemi da prendere sul serio la proposta di pace offerta loro da Putin in cambio del riconoscimento dei territori occupati. È quanto avvenuto nel 2014 con la presa russa della Crimea. Putin allora dichiarò di non avere nessun interesse a dividere l’Ucraina, la Crimea era una riappropriazione sentimentale. Non c’era nemmeno più un russo in Crimea dal 1917 ma la Crimea era stata presa ai turchi nel 1600, come rinunziarvi? Obama non ha battuto ciglio, gli ucraini non hanno battuto ciglio, la comunità internazionale  di fronte ad uno Stato che in violazione di ogni trattato se ne prende un pezzo di un altro ha predisposto qualche sanzione economica di cui la Russia nemmeno si è accorta. Tempo otto anni i russi hanno attaccato il resto dell’Ucraina e non il Donbass che avrebbero potuto subito occupare e difendere, ma l’intero paese fino a Sebastopoli con un’operazione militare che data per una cavalcata trionfante, si è rivelata un’impresa ridicola e disastrosa.

Anche il più ingenuo contadino ucraino non crederebbe mai che a Putin interessino la quattro macerie occupate su un filo di terra minimale al costo della vita di migliaia di civili che certo non erano russi. La Russia è lo Stato più voluminoso al mondo, di tutto ha bisogno tranne che di spazio vitale e  le regioni del Donbass appaiono come territori insignificanti per Putin, come lo erano per Stalin o lo Zar. Lo Zar,  Stalin e quindi  Putin non erano interessati al Donbass, ma al controllo del mar Nero, l’accesso al Mediterraneo, alla Turchia e alla Grecia, non all’Ucraina, una semplice colonia da sfruttare al limite delle sue risorse.

Su una cosa Putin ha ragione, l’Italia non può essere una mediatrice del conflitto, ma non perché è parte interessata nel sostegno all’Ucraina, ma perché non ha strumenti autentici di pressione sulla Russia a meno che armi la sua flotta e la diriga sulla Siria. La Turchia che fa pressione sulla Siria è invece una mediatrice eccome. Putin deve stare attento a non perdere le basi acquisite nel Mediterraneo, mai i turchi attaccassero il suo amico Assad. I turchi hanno assunto un profilo neutrale di fronte alla ribellione in Siria e Assad aiuta la Turchia con i curdi. Ma agli occhi di Erdogan Assad non fa mai abbastanza per contenere i curdi e questo è un contenzioso aperto che crea un problema aggiuntivo a Putin. Erdogan sta giocando una sua partita con la Russia e con l’Occidente come l’autentico erede dell’impero ottomano che è. Difficile che comunque gli ucraini si facciano abbindolare dal leader turco che pure gli ha fornito armi a bizzeffe. Zelensky fiuta il fiato corto dei russi. La Bielorussia sembrava voler  preparare un’ aggressione a nord dell’Ucraina  e adesso lamenta movimenti di truppe ucraine al confine.

Solo gli ucraini sono in grado di condurre una offensiva di primavera, i russi ed i bielorussi no. Il New York Times la settimana scorsa evidenziava in un rapporto la vera ragione dello scacco militare subito dai russi nella corruzione. Tutte le risorse all’esercito ne sono vittima almeno dal 1991, per cui non funzionano i missili, non funzionano gli aerei non funzionano i mezzi di trasporto, non funzionano i carri armati, i soldati non sono addestrati. Non c’è un settore dell’armata russa dove le spese previste per l’equipaggiamento non siano stato saccheggiate alla fonte. In ogni caso le spese previste non sarebbero nemmeno sufficienti. Gli Stati Uniti d’America spendono 44 miliardi nel solo 2021 per l’aggiornamento dell’arsenale nucleare che è inferiore a quello russo di migliaia di unità. I russi nello stesso anno ne hanno spesi 8 di miliardi e non sanno quanti di questi dollari sono finiti nelle tasche dei loro funzionari. Putin ha provato ancora quest’anno a testare il temibile missile Poseidon e non è riuscito a raggiungere il terzo stadio. Il test è fallito. Hai voglia a minacciare la guerra nucleare o ad agitare la tregua, che è lo stesso.  Meglio mettersi a preparare una mesta e rapida ritirata. È questa l’unica mossa in cui i russi potrebbero avere ancora un successo e dovrebbero farla adesso

Tags: ErdoganPutin
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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