La Direzione de La Voce Repubblicana condivide pienamente la presa di posizione della Federazione nazionale della Stampa contro ogni legge bavaglio.
Un foglio come questo rivendica l’eredità del Vieux Cordelier il cui direttore, Camille Desmoulins, scriveva nel 1793 che se la Russia avesse avuto la libertà di stampa, lo zarismo sarebbe caduto in una settimana. Camille doveva pur avere qualche ragione visto che ancora oggi il regime russo la stampa la tiene come una scimmia ammaestrata e legata ad un trespolo. Poi sappiamo dalla Rivoluzione che la stampa può commettere eccessi di ogni genere e che non va presa mai come la verità assoluta, ciò non autorizza comunque nessuno a pensare di poterla limitare, soprattutto in Italia, dopo la caduta del fascismo. Considerati i precedenti, bisogna fare attenzione quando si vogliono fissare dei limiti al diritto di pubblicare le notizie. Si inizia con il porre un ragionevole freno al diritto di informazione e si finisce dritto con il chiudere i giornali.
Negli anni ’70 del secolo scorso un famoso poeta scriveva su uno dei più importanti quotidiani nazionali di non disporre di prove e pure di sapere chi fossero i responsabili dei più gravi episodi di corruzione della vita nazionale. Da quel momento, il valore della conoscenza degli elementi indiziari è venuto completamente meno. Senza possederne, c’è chi si arroga comunque il diritto di poter esprimere lo stesso il giudizio, per cui ciascuno in democrazia crede quello che gli pare. Passati cinquant’anni da allora, il segreto istruttorio è stato limitato alle indagini preliminari, trascorse le quali, tramite avviso di garanzia ogni imputato viene informato delle accuse che gli sono rivolte davanti al suo avvocato. Se qualche giornalista trafuga atti giudiziari riservati e li pubblica, può essere inquisito e condannato. Basta poi dimostrare che ne è entrato in possesso illegalmente. Sta al magistrato, all’avvocato, all’indagato, non rivelare nulla sugli atti dell’inchiesta che li riguarda, non alla stampa una volta che ne entra in possesso, magari per aver trovato una fotocopia di un verbale di interrogatorio, come accadeva al tempo di Mani pulite.
Che poi si voglia ritenere civile una norma come quella approvata su proposta dell’onorevole Costa, è cosa perfettamente comprensibile e corretta. Vengono considerati civili pure i Maja che ti scannavano su un altare in offerta al dio del sole. Ogni Stato, ogni nazione, ogni popolo sottoposto ad una qualche legge scritta o orale è civile. La civiltà liberale e repubblicana presuppone invece la libertà di stampa
Foto Federazione Nazionale della Stampa







