Ora si potrebbe riabilitare l’immagine del ministro Lollobrigida, che sì, ha fermato un treno in corsa, ma senza sparare al conducente e avrebbe pure potuto addurre a sua difesa la ragion di Stato. Mentre davvero non si capisce il motivo per il quale un parlamentare del suo stesso partito giri armato la notte di capodanno e lasci, nel caso migliore, una pistola carica incustodita, in quello peggiore, si creda Tex Willer. Sostenere, come si è sentito in queste ore da accreditati analisti, che il presidente del Consiglio è un grande leader e che il partito è cresciuto troppo in fretta, è argomento equivoco. De Gasperi era un grande leader, infatti il suo partito passò in 48 ore da zero ad oltre il trenta per cento dei consensi, e l’Italia visse la migliore stagione politica della Repubblica. Il partito dell’onorevole Meloni offre invece uno spettacolo un po’ diverso, con un ministro indagato per bancarotta, un presidente del Senato con il figlioletto accusato di stupro, deputati in camicia bruna, sottosegretari che violano i protocolli istituzionali e magari ci si dimentica qualcosa. Almeno a tale devastata apparenza corrispondessero dei risultati eccezionali. Nemmeno per sogno. Il capo dello Stato ha appena scritto al Parlamento di accelerare sulla concorrenza, perché la Commissione europea ha già inoltrato una procedura di infrazione contro l’Italia. Il partito di Salvini ha inveito contro lo straniero, quando il governo Meloni ha risposto sussiegoso che in Italia solo il 33% delle spiagge sono sottoposte a concessioni ,balneari, quindi il 67% è libero, non c’è bisogno di alcun intervento. Davvero geniale. Peccato che prese le mappe e fatti i debiti rilevamenti, i tristi burocrati di Bruxelles si sono accorti rapidamente che il governo calcolava con le spiagge, le scogliere, le zone montuose, i porti industriali, gli scarichi fluviali. Se il governo provava a vendere alla Commissione la fontana di Trevi, aveva maggiori speranze di successo.
Poi bisogna riconoscere che più la situazione è disperata, più il governo si dia da fare. La Tunisia, l’Albania, il piano Mattei, roba da capogiro, come l’allineamento con Conte nel voto sul Mes, tanto per non farsi mancare niente. La vicenda rocambolesca del Superbonus, la madre della crisi finanziaria del paese, secondo il governo, che sta ancora in Finanziaria. Domani, sarà cancellato. Speriamo che non venga cancellato il sostegno all’Ucraina perché già su quello ad Israele vi sono dei tentennamenti. Il ministro Tajani ha detto “lavoriamo per non allargare il conflitto”. E se invece si allarga? L’Italia diventa neutrale? Si capisce che il presidente del Consiglio sia caduta malata per due settimane, davvero dispiace.
Lanciare partiti dalle radici storiche e culturali incerte è sempre stato un azzardo. L’Alleanza Nazionale dell’onorevole Fini era un bel guazzabuglio, infatti non ha retto, ma aveva azzeccato una mossa, strappare dal proprio simbolo la consunta fiamma tricolore. Questa evoca un ricordo tetro ed infausto. Fratelli d’Italia l’ha rimessa al suo posto, nel cuore delle sue bandiere. Allora hai voglia a volerti accreditare fra i conservatori europei, persino quelli inglesi. I conservatori inglesi hanno Churchill come riferimento. Che riferimento ha Fratelli d’Italia? Ancora ci ricordiamo i manifesti con cui tappezzò le strade della Capitale il giorno della sua nascita. C’era impressa la foto di Putin sogghignante con colbacco. Il premier forte preso a modello.
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