Ci voleva tutto il pressapochismo dei comunisti del quotidiano il Manifesto per parlare di “svastiche mazziniane”, in rapporto al Castello di Rosazza, ora che il borgo è diventato di moda, costruito su volere del conte Francesco Rosazza, che fu si iscritto alla Giovine Italia nel 1813 ma da cui si allontanò abbastanza presto, così come anche da Mazzini, fino a diventare senatore del Regno. In ogni caso fu il medium Giuseppe Maffei, che con il mazzinianesimo non c’entra un bel nulla, a firmare il progetto del complesso che comprende il castello e la Chiesa di Rosazza, inserendovi elementi propri della tradizione Muratoria, quali: il pavimento del sagrato a scacchiera, la croce a svastica o meglio croce gammata come si chiamava all’epoca, sulla parete principale sotto la stella incisa sulla guglia. Andrebbe poi notato anche il simbolismo delle rose alle pareti, il soffitto dipinto come firmamento stellato. Per cui rose, stelle e svastiche, comunque non simboli mazziniani come pure hanno titolato impunemente al Manifesto. Mazzini aveva un solo simbolo riconosciuto disegnato di suo pugno, l’edera, a ricordo di quella che i cittadini francesi esortati da Desmoulins, strapparono dai muri del Palace Royal il giorno della Bastiglia. Prendete una foglia verde, simbolo della libertà, Desmoulins che era in piedi su un tavolo ne afferrò una di castagno, i suoi uditori a terra, presero i rampicanti..
La stella e la svastica meriterebbero una qualche considerazione per aver preceduto il comunismo ed il nazismo tanto di disporre di una propria storia indipendente molto più lunga della triste parentesi del ‘900 che le accomuna. La svastica era legata ad un culto gallico della fertilità femminile, ma si può ritrovare anche ricamata sulle stoffe dell’antica Persia sempre come simbolo di prosperità. Non è necessariamente sottoposta ad un copyright hitleriano, così come la camicia nera, semmai quella avrebbe potuto essere detta anche mazziniana, evocava il lutto per la patria. A Rosazzo poi ci sono più stelle che svastiche e le stelle si trovano impresse nella bandiera statunitense, oltre che in quella sovietica e ancora in quella cinese, per non dire di quella israeliana e di almeno nelle bandiere dei paesi più svariati, dal Marocco al Senegal, oltre alla famigerata a cinque punte delle Brigate Rosse. Qualcuno vuole prendersela con le stelle?
Vero che la svastica nel ‘900 acquisisce notorietà grazie ad Hitler che la colloca in un cerchio bianco in campo rosso, ma per l’appunto il castello di Rosazza venne decorato cento anni prima in omaggio all’esoterismo e non a Mazzini. Che poi la tradizione marxista odiasse Mazzini, è risaputo. Il Manifesto, quello di Marx venne scritto proprio contro gli articoli pubblicati dall’esule a Londra sul People’s Journal tra il 1846 ed il 1847. Ma pur nell’odio verso un rivoluzionario autentico, braccato dalle polizie di mezza Europa, il frequentatore di salotti Karl Marx si accontentava di chiamare Mazzini “Teopompo”. Gramsci che ne continua la tradizione accuserà Mazzini di essere un teorico astratto, mai si permetterà di accostarlo al fascismo che lo aveva incarcerato. Il fondatore de l’Unità sapeva perfettamente che il fascismo aveva una radice nel socialismo, che Mussolini aveva frequentato in Svizzera personalmente Lenin, mai i testi di Mazzini. Tutte cose che alla redazione de il Manifesto ignorano e che pure farebbero meglio ad andarsi a studiare prima di scrivere sfondoni indegni di una qualunque tradizione giornalistica.







