“Hello, I’m the Boss”, la frase con cui Trump ha fatto il suo ingresso al G7 di Evian non è una battuta, è la verità. Qualcuno tende a dimenticarselo, soprattutto in Italia. Il capo del mondo libero è il presidente degli Stati Uniti d’America. Bisogna riconoscere ai russi una migliore memoria, per cui mentre sui giornali dalle nostre parti ci si preoccupa magari della mortificazione diplomatica avvenuta per gli atti inconsulti della Casa Bianca, la stampa russa è furente. Trump non è un amico. Esatto. Trump ha fatto terra bruciata intorno alla Russia dal momento che le ha tolto la Siria, il Venezuela e le bombarda l’Iran, tutti paesi alleati della Russia.
Piuttosto, in Ucraina Trump seguiva la linea della diplomazia statunitense sancita da Obama, il Donbass e la Crimea alla Russia in cambio dell’indipendenza di Kyiv. Nessuno lo ricorda, appena Zelensky volle fare la controffensiva del 2023, il Congresso statunitense gli negò le armi e c’era Biden non Trump alla Casa Bianca. A differenza di Biden, Trump è meno attento all’etichetta diplomatica. Se i russi non riescono a prendersi l’intero Donbass perché mai cederglielo. Questo è il punto che ha paralizzato le trattative, l’America non intende imporre a Kyiv un accordo sgradito, nemmeno se elaborato dalla presidenza Obama e se mai Kyiv dovesse riprendersi la Crimea, buon per lei. Piuttosto, l’America non può avere parte direttamente di un conflitto in cui si sta per superare la sua proposta di caduta, la spartizione dell’Ucraina, anche se la controparte, Putin, ha violato l’accordo cercando di prendersi tutta l’Ucraina con un colpo di mano. Tra l’altro l’America ha armato l’Ucraina come mai ha fatto con un altro paese al mondo. Le ha messo a disposizione tutte la sua tecnologia militare più avanzata, facessero qualcosa gli europei che hanno ragione di voler fermare i russi. Gli americani con i russi e gli inglesi hanno vinto la seconda guerra. Gli europei sono gli sconfitti, tanto per capirci.
L’Iran. Anche l’Iran nasce da un accordo precedente di Obama. Obama aveva appena chiuso il conflitto in Iraq, promesso il ritiro in Afghanistan e già avrebbe dovuto combattere la Russia e l’Iran. Non ci pensava proprio. Ha puntato sulla diplomazia. Non che fosse un passerotto. Ha predisposto tutto l’occorrente nel caso, plausibile, le cose fossero andate male. Le armi con cui combatte Trump sono quelle messe in conto da Obama. Ed esattamente come Obama, Trump non vuole la guerra con l’Iran, perché una guerra vera con l’Iran, imporrebbe un milione di soldati sul campo. Andare a rovesciare il regime iraniano sarebbe come andare a rovesciare quello del Terzo Reich. Per cui Trump si illude che con qualche bomba si possano mettere le cose a posto. Può anche sperare che la debolezza del regime agli attacchi aerei, la decimazione di Hezbollah e di Hamas, aiuti a cambiare le cose. Certo non vuole fare una spedizione che ricorderebbe, in grande, lo sbarco in Normandia. Non proprio piccolo.
Davanti a tutto questo gli europei lucidano l’argenteria. Macron ha fatto risplendere i saloni di Versailles, per far sapere che non ci sono solo i fasti della corona inglese in Europa, c’è anche la Francia, come al tavolo dei vincitori della seconda guerra c’era anche De Gaulle. Un modo per dire che si darà una mano. Sarebbe anche il caso perché insomma, sull’Ucraina l’Europa ha fatto poco, i russi bombardano tutti i giorni quel paese e quanto all’Iran degli ayatollah, all’Europa andava bene così. Però poi si aspettavano tutti che Trump spazzasse via il regime in un colpo solo. Un po’ come i lillipuziani pretendevano che Gulliver rendesse schiavi i loro nemici.
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