Dall’inizio della contestazione dei trattori i sondaggi, per quello che valgono, hanno smesso di premiare il partito di maggioranza relativa, Fratelli d’Italia, in calo di consensi come i principali dell’ opposizione. Da allora infatti il presidente del Consiglio è completamente sparito di scena, se non per concordare ieri con l’onorevole Schlein una posizione sulla guerra a Gaza, questione indipendente dal loro decidere. Mentre sull’agricoltura italiana, l’onorevole Meloni dopo la famosa uscita sulla “zucchina di mare”, ha scelto e ha fatto bene, la più completa afasia. Disgraziatamente per lei parla il ministro Lollobrigida e non sembra il miglior campione sulla piazza, dove il vice presidente del Consiglio, onorevole Salvini, invece di dire che il governo ha fatto bene ma che comunque si sforzerà di recepire le proteste degli agricoltori, se ne è uscito accusando il governo di aver sbagliato ed in particolare, che aveva sbagliato il ministro del Tesoro, suo collega di partito. Tutto sommato erano meglio le liti fra Formica e Andreatta. Allora si scontravano ministri di partiti diversi. Quelle compromettevano la tenuta del governo, mentre oggi, se un partito di maggioranza si spacca, si comprometterebbe quella della coalizione. Che poi la coalizione sia divisa profondamente, lo si capisce dal guazzabuglio sul premierato di cui non si comprende nemmeno più se vi sia un qualche testo. Altra proposta del presidente del Consiglio che sta lentamente evaporando nel silenzio.
A illustrare perfettamente la situazione è intervenuto su il Corriere della Sera del 15 febbraio il professor Angelo Panebianco, denunciando l’eccesso di eterogeneità di maggioranza ed opposizione. Impossibile per tutte loro trovare una qualche quadra di riforma costituzionale. Occorrerebbe per lo meno un soprassalto razionale, tale per il quale si trovasse un accordo su una formula intermedia, il cancellierato magari e ovviamente correggendo la legge elettorale. Al che non abbiamo compreso esattamente il pensiero del professore. Egli vorrebbe fare un cancellierato alla tedesca con un doppio turno alla francese? Magari la trovata è geniale, se non perché rischierebbe di mettere insieme coloro che sono contrari al rafforzamento dei poteri del capo del governo con quelli contrari al doppio turno. A naso, chi la propone, si ritrova più isolato persino di quanto sia già oggi il presidente del Consiglio.
Questo invito alla razionalità del professor Panebianco meriterebbe, ovviamente, il più ampio consenso. Proprio quando il caos più completo bussa alla porta, bisogna rivolgersi alla radura luminosa della Ragione. La razionalità non deve essere solo un proposito di coerenza interna ad un progetto, deve pure avere un qualche approccio realistico. Già sostituendo il sistema elettorale proporzionale con il maggioritario, abbiamo compiuto una fuga in avanti. Perchè se Panebianco chiede un adeguamento della legge elettorale alle proposte di riforma, bisognava anche adeguare la Costituzione originale alla nuova riforma elettorale e senza una riforma della Costituzione, non si sarebbe mai dovuto procedere con una legge elettorale capace di metterla in crisi drammaticamente. Ricordiamo l’onorevole Bersani che voleva il governo uscire direttamente delle urne, altro che poteri del Capo dello Stato.
Tanto ci siamo spinti avanti da compromettere lo stesso destino parlamentare della vita repubblicana, senza nemmeno fare una riforma vera, dal momento che ad ogni legislatura il nuovo sistema elettorale provocava modifiche, surrettizie o meno che fossero, al ruolo costituzionale del Parlamento. Se poi andiamo a vedere le proposte di riforma predisposte in passato. ci accorgiamo che non è nemmeno la prima volta che si vogliono ridurre le funzioni del Quirinale. Si può chiedere al senatore, professor Ceccanti. Per cui se si volesse davvero un soprassalto di razionalità, si convochi una nuova Assemblea costituente, eletta con il proporzionale e senza sbarramento. Se in quella sede non si trovasse una maggioranza utile ad una riforma di sistema, bisogna ritornare al pieno rispetto di cosa è rimasto della Costituzione del 1948, ripristinando integralmente l’unica legge elettorale che la supportava.
galleria della presidenza del Consiglio dei ministri







