Ci risiamo: la UE aprirà una procedura di infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia.
La notizia era stata, in realtà, già ventilata dal ministro dell’Economia Giorgetti durante un’audizione alla presenza delle commissioni bilancio di Camera e Senato.
Anzi, il ministro aveva dato addirittura per scontata la procedura di infrazione, in base all’indebitamento netto registrato l’anno scorso, pari al 7,2% del PIL (stime Istat).
Lo spread quel giorno fece un bel balzo, fino a toccare i 148 basis points e oggi intanto siamo già a 151.
Per fortuna, la diminuzione dei tassi di interesse favorirà almeno in parte l’economia nazionale, vuoi per una maggiore capacità di indebitamento, che potrà generare crescita, vuoi per un taglio ai tassi pagati dai titoli di stato italiani.
Il futuro del costo del nostro debito non sembra impensierire Goldman Sachs che vede lo spread del 2024 attestarsi attorno ai 150 basis points, in effetti già raggiunti.
La stessa UE ha aumentato le previsioni per il 2024 della crescita del PIL italiano, da +0,7% a +0,9%, diminuendo però quelle del 2025 che comunque viene visto addirittura a +1,1%.
L’inflazione nazionale intanto rallenta, si parla di un +1,6% nel 2024, ma forse tornerà a rosicchiare qualcosa nel 2025 (le prospettive la danno a +1,9% per l’anno prossimo).
Purtroppo ci sono anche brutte notizie: il nostro rapporto debito/PIL è atteso a 138,6% (contro un 137,3% del 2023) e al 141,7% nel 2025.
Ma intanto, fuori scala, appare il rapporto deficit/PIL che nel 2023 viene atteso al 7,4% (dati Eurostat).
Su tutto pesa la follia economica di quella sbornia finanziaria chiamata superbonus, costato alla nostra nazione 170 miliardi e capace di generare, insieme allo sperpero del bonus facciate, ben 45 miliardi di perdita secca (calcoli Banca d’Italia).
Il governo è quindi chiamato da Bruxelles a ridurre di almeno mezzo punto di PIL annuo il disavanzo strutturale (al netto della spesa per interessi fino al 2027).
La UE ha però escluso, almeno per ora, l’obbligo di riduzione del debito che si sarebbe dovuto attestare a una riduzione annua dell’1%.
A breve ne sapremo ancora di più: il 21 giugno infatti Bruxelles darà indicazioni relativamente al rientro del debito, su base quadriennale o settennale, che dovranno essere recepite dal governo nel nuovo piano di bilancio strutturale che sarà inviato a Bruxelles entro il 20 settembre.
Si ostenta sicurezza, i giornali paiono sereni, Giorgetti tolto lo sfogo contro Mazzotta, ragioniere dello Stato che ha ragionato poco considerando che ha dimenticato 30 miliardi di costi, rassicura tutti.
Più che rassicurare qui pare silenziare, insomma c’è l’estate che sarà già abbastanza rovente, ci sono due fronti di guerra aperti nel mondo. Cosa vuoi che sia una procedura d’infrazione per un debito fuori controllo grazie alla dilapidazione di 170 miliardi!







