L’errore fu di Clinton che consentì a Putin quello che impedì a Milosevic. I serbi che compivano la pulizia etnica in Kossovo, non vennero perdonati, Belgrado come ha ricordato Biden al vertice Nato fu bombardata. Mosca, che triturava i ceceni, no. Clinton non voleva nemmeno intervenire contro Milosevic, lo convinse Tony Blair, per cui figurarsi se avrebbe voluto pestare i calli a Putin. Putin era andato al potere con il benestare statunitense. Kissinger disse di lui quello che disse di D’Alema, è uno dei loro, un comunista, ma disposto a lavorare per noi e comunque l’America avrebbe avuto più difficoltà a sostituire Putin che D’Alema. Era il 1999 la voce repubblicana, praticamente unico quotidiano in Italia, attaccava ogni giorno Putin per i crimini in Cecenia e in redazione arriva la telefonata di un addetto all’ambasciata statunitense a Roma. – Ma perché ce l’avete con Putin? Un amico. Visto che Putin lo era al punto di domandare di entrare nella Nato, Bill avrebbe potuto rispondergli volentieri, basta che la pianti di massacrare donne, vecchi e bambini in Cecenia. Invece ancora gli deve dare una risposta e Putin si è pure offeso.
Chiaramente l’America stava per avere ben altri problemi e poiché i ceceni erano prevalentemente mussulmani, Bush pensò di poter fare fronte comune con la Russia, tanto da ottenere il via libera di Mosca per l’Intervento in Afghanistan prima, in Iraq poi. Facile per Obama giudicare quelle imprese con gli occhi del dandy della politica che è. In Afghanistan, manco c’era più Bin Laden, stava in Pakistan, ovvero in un paese alleato e l’Iraq era insomma uno Stato che l’America aveva appoggiato nella guerra all’Iran. Per cui Obama litigò con il generale Petreus per imporre nuove regole di ingaggio in Afghanistan, praticamente i marines americani potevano rispondere al fuoco solo se attaccati e chiedere l’intervento aereo con l’autorizzazione dei comandi territoriali afghani. Come se Nixon avesse dovuto telefonare alla polizia di Saigon per poter impiegare il napalm. Ancora più oscura l’apertura di Obama al nucleare iraniano dal momento che con l’invasione dell’Iraq era l’Iran ad avere già tutti i vantaggi regionali. Gli ayatollah si sbarazzavano finalmente del loro principale nemico ai confini. Senza più il sunnita Saddam, restava solo Israele da combattere e grazie ad Obama, persino con la prospettiva di usare l’atomica. Un mistero che non ci siano statue di Obama a Teheran.
Obama incontrò per la prima volta Putin in una dacia a decine di chilometri da Mosca. L’ex Kgb lo fece accomodare si fa per dire, su dei cuscini posti a terra mentre lui si era seduto su una specie di trono che lo sovrastava. Putin offerse un the alla cosacca, ovvero con l’acqua bollita in uno stivale. Obama, alto com’è, sopportò tutta quella cerimonia stoicamente. Disse poi ai suoi collaboratori di non fargli mai più incontrare quell’individuo. Odio a vista. Dal che non si comprende perché lasciargli arraffare la Crimea. Tutto il dramma di oggi nasce dalla Crimea nel 2014. La Crimea era diventata russa dai tempi di Pietro il Grande, per cui probabilmente Obama deve aver pensato che era come se Huston volesse riprendersi Alamo. Solo che Crusciov cedette la Crimea all’Ucraina a mo’ di riparazione per i crimini staliniani in quella regione, crimini e misfatti di una portata tale che il mondo fatica ancora ad immaginare, Crusciov che li aveva commessi direttamente in quanto capo del partito comunista ucraino, no, li conosceva tutti perfettamente. Forse Obama avrebbe dovuto pensarci.
Il problema che ci troviamo di fronte ora è semplice, qual é la linea rossa. Non lo è la Crimea, non lo è Mariupol, non lo sono gli ospedali pediatrici di Kyiv. Probabilmente non lo è l’Ucraina intera, perché tutto quello che viene promesso all’Ucraina oggi è in ritardo di due anni. L’Italia invierà un sistema di difesa SAMP T e c’è da strabiliarsi. In effetti è all’avanguardia. Fino a ieri il governo Meloni aveva spedito gli Oto Melara, cannoncini da campagna che sarebbero piaciuti a Bonaparte. Può darsi dunque che l’Ucraina possa essere sacrificata. Oramai c’è un gap da colmare tale che il tracollo di Zelensky potrebbe arrivare mentre gli imballiamo i missili alla dogana. Allora bisogna essere realistici, a parte la questione morale e quella umanitaria, la situazione geopolitica non è tragica. L’Unione sovietica aveva l’Ucraina sottomessa, non ne ottenne particolare vantaggio. Putin non si capisce nemmeno come potrebbe governarla l’Ucraina, altro che fosse comuni, dovrebbe iniziare a gasare tutta la popolazione e la Nato, non è lo sceriffo del West, non potrebbe intervenire, perché appunto l’Ucraina non è nella Nato. Allora, pazienza per la figuraccia fatta, la replica di quella del 1917. Pur di stabilire che quando Putin attaccherà, è sicuro grazie alla prova di vigliaccheria data dall’occidente, un paese dell’Alleanza atlantica quale che sia, la Russia farà la fine della Serbia. Succeda quello che succeda, cioè poco, perché ai russi, le atomiche, se le usano, gli esplodono in testa. Non aggiornano gli arsenali tanto sono trogloditi, studiate i bilanci di spesa degli armamenti. Tra parentesi, manco il Kosovo era nella Nato. Manco la Libia.







