La grande manifestazione popolare svoltasi questo sabato a Budapest è innanzitutto uno schiaffo a mano aperta al presidente Orban e alle sue politiche omofobe. Orban aveva minacciato questo e quest’altro. Si è trovato duecentomila persone in piazza, il sindaco della capitale ungherese in testa, parlamentari e cittadini di mezza Europa a schernirlo. Non si può nemmeno escludere che tanto successo si debba anche alla politica di Orban nei confronti della Russia. Putin non solo ha aggredito l’Ucraina, a molti dei manifestanti la cosa era indifferente, ma criminalizza qualunque forma di diritto individuale, dal dissenso politico a quello morale. La Russia di Putin è un regime poliziesco ed intimidatorio nei confronti del singolo cittadino dissidente.
Sotto questo profilo, Orban è molto simile a Putin e come Putin voleva impedire una manifestazione come questa, non fosse che ha fallito. Per quanto il governo Orban possa essere repressivo, fa ancora parte dell’Unione europea. Per impedire quello che si è messo in moto nella giornata di ieri, Orban avrebbe dovuto schierare i carri armati come nel 1956. Allora fu l’Unione sovietica ad intervenire contro le pretese di indipendenza ungheresi. Rispetto a quell’epoca, l’occupazione di Budapest fu una vicenda sanguinosa, abbiamo fatto molti passi avanti. Il primo è l’adesione all’Unione europea, per cui un reazionario micragnoso come Orban deve badare ai suoi atti. Il secondo è la Nato. Piaccia o meno, senza la Nato ci sarebbe ancora l’esercito russo in Ungheria.
In questi ultimi tre anni ci è stato spiegato da fior di intellettuali, direttori di giornali, professori universitari, che è stata l’espansione della Nato la causa della guerra in Ucraina. La Nato ha violato la promessa di Reagan a Gorbaciov, ha superato i suoi confini storici. Peggio, ha violato gli accordi di Yalta, la suprema volontà di Stalin. Persino la Finlandia è nella Nato, la Svezia. Non fosse che la Russia non ha attaccato un paese della Nato per ripicca. Ha attaccato invece un paese che la Nato ha respinto, per la ragione che fino a ieri l’Ucraina era considerata dalla stessa Nato più vicina alla Russia che all’Occidente. Nessuno alla Nato si fidava dell’Ucraina. Se la Nato si fosse estesa all’Ucraina, la Russia non l’avrebbe attaccata. La Russia non è in grado di competere con la Nato, se la Nato è armata. E non è la Nato che difende l’Ucraina, è l’America con alcuni paesi della Nato. Senza l’America, la Nato varrebbe complessivamente molto poco e potrebbe essere facile preda dei russi. Per questo c’è il problema di aumentare la spesa dei singoli Stati, non per compiacere Trump, ma per non essere vulnerabili. Per non dover vedere domani i diritti dei cittadini europei piegati come lo sono quelli dei cittadini russi.
Nel mondo la Russia esercita il primato contro le libertà politiche ed individuali dal 1600 ininterrottamente e ha pure fatto scuola. Provasse l’onorevole Schlein, il capo gruppo cinquestelle, l’attivista Greta Thunberg ad andare a manifestare per i diritti a Teheran, dove ti arrestano se ti radi la barba. Mica si penserà che c’è solo l’obbligo del velo per le donne in Iran. Andate nel mondo arabo a manifestare per i diritti individuali, fate ritirare l’esercito israeliano, andate a Gaza. Provate a far indossare un tutù rosa ad un signore corpacciuto in Congo, in Chad o in Oriente. Provate in Pakistan, in Cina. In Birmania. Sai il successo.
C’era un lato disperato in questa moltitudine riunita a Budapest festante, il suo drammatico isolamento nel mondo. Bisogna attraversare l’Atlantico per poter godere di una qualche solidarietà, perché da questa parte dell’emisfero, non te la offre quasi nessuno. Da qui la domanda su come pensano i manifestanti di ieri di sostenere il peso delle libertà individuali, quando mezzo universo aspetta solo di ricacciartelo in gola.
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