L’unica cosa di un qualche senso detta dal signor ministro Piantedosi, nel suo intervento in Aula sulle proteste di piazza avvenute a Torino, è che lo sgombero del centro sociale Askatasuna, ovvero quella che lui ritiene, a ragione, “un’operazione di ripristino della legalità”, è stata “tardiva”. Per il resto il signor ministro dell’Interno è parso un turista di passaggio. Egli ha detto che il Viminale sta lavorando “all’introduzione di specifiche misure” per rendere “ancora più efficace l’azione di filtro e prevenzione”. Il che, non ci fosse stato quanto si è visto nei giorni scorsi, farebbe ridere.
Scendendo nello specifico, il signor ministro, ha citato l’ipotesi del fermo di polizia per “soggetti potenzialmente pericolosi” di cui siano già conoscibili “intenzioni e attitudini”. Ohibò, dispiace informare il ministro che i soggetti pericolosi, di cui si conoscevano o meno le intenzioni e le abitudini, sono già entrati in azione. Lo hanno fatto in maniera devastante e la sua polizia, le ha prese di santa ragione. Per cui la digressione del signor ministro, se strumenti simili esistono già in altri ordinamenti europei, senza che necessariamente vengano letti come un “attentato alla democrazia”, è completamente obsoleta. L’attentato alla vita democratica lo hanno fatto già quelli che la sua polizia non è riuscita a fermare.
E poi stupefacente che il ministro abbia negato un deficit di prevenzione. Per lui le violenze sarebbero riconducibili a una “precisa determinazione criminale”. A maggior ragione la polizia avrebbe dovuto prevenirle! Poi se ne è uscito dicendo solennemente che uno Stato incapace di proteggere la sicurezza dei cittadini e di tutelare adeguatamente le Forze di polizia “verrebbe meno alla sua funzione più importante”. Al che era lecito aspettarsi le dimissioni del signor ministro, visto che gli agenti della sua polizia sono stati presi a calci. Non era mai successo nella storia della Repubblica. Ci ridessero Mario Scelba.
Il governo ed il signor ministro degli Interni vivono in un mondo immaginario, dove non ci si rende nemmeno conto dell’estensione del fenomeno sovversivo che va ben oltre la lotta del centro sociale Askatasuna. Questo si lega al movimento pro Pal e ad ambienti del mondo sindacale e che da più di un anno agitano il paese. Per questo il generale Vannacci ha lasciato la Lega e si è fatto il suo partitino. Un modo per denunciare l’inconsistenza del governo che non sa affrontare la necessità di un blocco d’ordine.
Un blocco d’ordine non è necessariamente un’espressione fascista, può essere a tutela dell’ordine democratico, solo che per farlo serve la maggioranza del Parlamento, il motivo per cui quando venne presentata la Legge Reale sull’ordine pubblico il governo di centrosinistra dell’onorevole Andreotti cercò l’appoggio del partito comunista. Il governo Meloni non riuscirà a prendere nessuno provvedimento efficace, senza rimuovere Piantedosi e senza aprire alle opposizioni, per lo meno al Partito democratico. Il movimento cinque stelle e verdi e sinistra sono dall’altra parte della barricata della piazza. Tanto sono miopi e incapaci al governo, che persino Vannacci se ne è accorto. Solo che lui non pensa ad aprire all’opposizione per garantire l’ordine pubblico. Pensa di poter fare prima impiegando la decima MAS mai trovasse i necessari consensi.
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