Nixon aperse alla distensione nel momento un cui Breznev invadeva la Cecoslovacchia e incoraggiava la Siria ad attaccare Israele con l’Egitto che voleva emanciparsi dall’influenza sovietica. Kissinger si preoccupava della lingua in cui comunicavano egiziani e piloti nord coreani di stanza ad Assuan. Temeva lo abbattessero durante la navetta. Gli europei invece erano contrari ad un accordo fra America ed Urss. Sicuri di venir schiacciati puntavano sulla vittoria delle armi egiziane per farlo saltare.
Questa situazione internazionale si spiegava solo con la logica di Yalta, la stessa che potrebbe rendere plausibile l’incontro in Alaska fra Putin e Trump, non fosse per un dettaglio. Nel 1974 l’Unione sovietica era una potenza militare, già chiaramente inferiore agli Stati Uniti, lo confermava la scelta di Sadat di cambiare in fretta campo, ma ancora competitiva. La Russia di Putin in confronto è una puzzola. Mille e quanti giorni che combatte contro l’Ucraina, una sua sottoposta per tre interi secoli, e si vanta di avanzare di 15 chilometri nel Donbass. L’armata rossa nel 1918 occupò l’Ucraina in un giorno. Si capisce che Lavrov indossi la maglietta CCCP, Putin dovrebbe mettersi quella di Trotskij.
L’unico motivo per il quale Putin potrebbe davvero fermare la guerra è che avendo perso la Siria e compromesso la sua alleanza con l’Iran, questo sforzo in Ucraina non gli serve a niente, nemmeno avesse occupato Odessa. Per cui è perfettamente plausibile che Trump sapendolo a terra, lo tratti con i guanti bianchi, concedendogli il riconoscimento di quello che in realtà aveva preso prima dell’invasione. L’unico obiettivo di Putin è di salvare la faccia nel disastro e Trump fa bene a blandirlo. Un simile fallimento merita sinceri complimenti. Trump potrebbe cacciare Putin dalla Crimea compiendo uno sforzo offensivo che né l’America di Biden, né tanto meno l’Europa, hanno voluto esercitare. Si tratterebbe di moltiplicare le vittime umane che già sono state spropositate. Nemmeno ad Obama, che Putin l’odiava, gli importava della Crimea, perché continuare a combattere? Trump vuole il Nobel per la pace.
Disgraziatamente la pace non risolverebbe il problema di fondo di una Russia ridimensionata nelle sue ambizioni. Cosa più grave della perdita della sua influenza in medio oriente. Congelare la guerra in Ucraina potrebbe al limite consentire a Putin di organizzarne una nuova, a sud, in Azerbaijan per cercare quello sbocco perduto verso il mondo arabo e quindi all’Africa. Altrimenti bisognerebbe consentirgli di prendere piede in Libia, qualcosa che il mondo occidentale ha saputo negare all’Unione sovietica sin dagli anni 50 del secolo scorso. Nemmeno con Gheddafi i russi ebbero maggiore fortuna, anzi. Figurarsi nella situazione frantumata di oggi e sotto gli occhi della Nato. Per cui non si può escludere che la vera trattativa fra Russia ed America iniziata in Alaska, riguardi non l’Ucraina, ma l’Africa ed il mediterraneo e come ama esprimersi Trump, i russi hanno poche carte da giocare. Per questo li applaude volentieri.
L’Ucraina si trova in una situazione precaria, non è il centro dell’universo mondo, quello per Trump, per l’America, da sempre è l’Oceano Pacifico, non il mar Nero. Persi temporaneamente i territori annessi, Zelensky potrebbe vantarsi di aver resistito eroicamente contro una potenza mondiale o che si presumeva tale, salvando l’autonomia del suo governo. Ma garanzie di sicurezza non ne avrà mai nessuna. L’Ucraina è indispensabile alla politica predatoria della Russia. Poi si aprirebbe un contenzioso sui danni di guerra, sui bambini da restituire, sulla lingua russa, quando oramai gli ucraini già bruciano le opere di Tolstoj. L’America potrebbe allora abbandonare l’Ucraina? In un medio periodo forse, adesso con tutto quello che ci ha investito in risorse, sarebbe per lo meno controproducente. Trump non può allearsi con Putin nemmeno volendo. Allora prova a fregarlo. Una mossa molto rischiosa. Putin è già riuscito, avvalorando la tesi delle elezioni rubate, a mettere in questione la solidità della democrazia americana. In vero i russi non sono mai stati grandi soldati. Il maresciallo Grouchy, non un genio, ne uccise 9000 con 500 cacciatori a cavallo. In compenso i russi sono abilissimi nel gioco delle tre carte e dai tempi di Ivan il Terribile. Lo zar metteva i boiardi che dovevano assassinarlo, uno contro l’altro..
Per quanto riguarda l’Europa, si sta a guardare, letteralmente. L’Italia con il suo governo è una suffragetta. Se domani Trump mollasse Zelensky, troppo autonomo, l’Italia sbatterebbe i tacchi e chinerebbe la testa. C’è un precedente storico che segna le distanze. Quando Nicola primo si affacciò con insolenza nel Mediterraneo, Francia ed Inghilterra si armarono immediatamente. Persino il Conte di Cavour spedì una divisione. L’Italia non esisteva ancora eppure grazie all’impresa di Crimea assunse un ruolo nella politica internazionale. Oggi, con l’Europa che dipende dalle bizze degli americani, rischia di rinunciarci definitivamente.
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