Il rincaro vertiginoso dei prezzi alla pompa ha superato la soglia dell’allarme economico per diventare una vera emergenza sociale che mette a nudo l’inadeguatezza della strategia di questo esecutivo. Le imprese e le famiglie italiane si trovano oggi strette in una morsa che da un lato vede l’impennata dei costi del trasporto tradursi in aumenti inevitabili su tutti i prodotti di consumo e dall’altro sconta l’assenza di interventi strutturali promessi a gran voce in tempi elettorali.
È necessario chiamare le cose con il loro nome. La battaglia sul taglio delle accise con cui Giorgia Meloni ha vinto le elezioni del 2022 si è rivelata la più grossa promessa mancata di questo Governo. Nonostante i tentativi di rincorrere l’emergenza con decreti temporanei la pressione fiscale sui carburanti resta un macigno che soffoca la nostra competitività. Questa situazione drammatica è stata certamente aggravata dai conflitti in atto ma è bene ricordare che i problemi strutturali e i rincari erano già presenti ben prima delle attuali crisi geopolitiche. Proprio il fallimento delle trattative internazionali che avrebbero dovuto portare a una de-escalation rischia ora di aggravare ulteriormente lo scenario aprendo interrogativi inquietanti sulla pace e sulla stabilità del contesto mondiale.
In un quadro così fragile l’energia emerge come il tema strategico dove si gioca il futuro del Paese ma il tempo delle scelte è già scaduto. Come Repubblicani avvertiamo oggi questa crisi con forza ancora maggiore perché già dai tempi di Ugo La Malfa indicavamo nella scelta nucleare la salvezza del sistema Italia. Nel 1973 La Malfa affrontò le difficoltà della crisi energetica con una visione lungimirante e all’interno di una classe politica che esprimeva livelli di qualità incommensurabili rispetto all’attuale. Oggi il tempo perso si somma tragicamente alla scarsa qualità della classe dirigente e al dilettantismo dimostrato da questo Governo con la sua Presidente e i suoi ministri chiave.
L’immobilismo attuale rappresenta un’ulteriore prova dell’incapacità dell’esecutivo di guardare oltre la contingenza. È giunto il momento di smettere di perdere tempo e risorse preziose su opere inutili e irrespirabili come il Ponte sullo Stretto. Quelle risorse devono essere destinate immediatamente al sostegno dei redditi e delle attività produttive. Soprattutto siamo alle porte di una stagione turistica che rappresenta un contributo determinante al Pil nazionale e che non può essere lasciata sola davanti a costi energetici che minacciano di zavorrare la ripartenza.
Serve un’azione decisa per un Piano Energetico Nazionale che ancora manca. Questo piano deve prevedere la ripresa delle estrazioni in Adriatico come pilastro per una transizione energetica che sia finalmente credibile oltre che sostenibile. Come ricordava con estrema lucidità il Presidente Patuelli nel suo recente intervento la necessità di un nuovo PNRR è oggi vitale perché le guerre rendono l’autonomia energetica necessaria come il pane. In questo scenario gli investimenti nelle rinnovabili devono essere massicci così come è inaccettabile il ritardo cronico sul fronte del nucleare di nuova generazione.
Serve un cambio di passo immediato. Meloni e il suo Governo devono abbandonare la campagna elettorale permanente che praticano sin dal loro insediamento e hanno il dovere di dimostrare concretezza. Vincere le elezioni lasciando dietro di sé un Paese moribondo non è una vittoria ma rappresenta un crimine contro l’umanità. In questo ultimo scorcio di legislatura facciano almeno una delle mille cose promesse e rimaste inattuate perché l’Italia non può più permettersi di affondare sotto i colpi della propaganda.







