Nel giorno in cui il presidente Macron ha avuto un sussulto rivoluzionario, siamo al 14 luglio, promettendo il sangue per la libertà, l’onorevole Meloni si teneva il più lontano possibile da Parigi, affaccendata in Sicilia. Al ministro Taiani l’onere di rappresentare l’Italia, questo mentre l’altro vice presidente del Consiglio, Salvini, spiegava che la Russia non è una minaccia.. Ecco l’immagine plastica della politica estera del governo italiano, Taiani convinto europeista, Salvini d’accordo con Conte, l’onorevole Meloni chissà.
L’anniversario della Rivolizione francese non è proprio un giorno di festa per l’Europa, escluso i polacchi, che grazie a quell’evento ebbero per lo meno l’idea di poter finalmente lottare per l’indipendenza nazionale. Gli italiani furono divisi a metà, una parte con la Francia, un’altra con il papa. Appena sarebbe arrivato Suvarov a Milano, ha ragione Medvedev, c’erano milanesi che andarono a baciargli le mani. Anche la Germania ebbe reazioni controverse, Holderlin, Hegel e Schelling, giovinetti alzarono un albero della libertà a cui ballare intorno. Holderlin impazzì, Hegel fu costretto a contraddirsi e Schelling divenne il campione della reazione. I tedeschi fecero tutti più o meno lo stesso. Gli spagnoli cattolicissimi, nemmeno vale la pena citarli, gli inglesi furono solo preoccupati della concorrenza. La Francia rivoluzionaria rimase sola e venne sconfitta. Dal 1815 le vere nazioni vincitrici di un conflitto durato vent’anni furono la Russia e l’Austria, Stati tanto retrogradi ed obsoleti che l’Inghilterra fu costretta a rivedere le sue coordinate. Nel 1850 si riavvicinò alla Francia che pure di rivoluzionario non aveva quasi più niente. Qual era il motto della Rivoluzione stampato sulle bandiere, la leva emotiva su cui si appoggiava? Morte ai tiranni. Abbiamo storici della Rivoluzione pronti a giurare che mai nessuna tirannia fu peggiore di quella appunto rivoluzionaria.
Ciò non toglie che la Francia disponga pur sempre di audacia visionaria con cui si conta di riscrivere i principi dell’universo mondo. C’è una dose di velleitarismo, pazienza. Simili sentimenti in Italia si concentrano in momenti effimeri, legati sovente a minoranze inascoltate. Per questo tanta simpatia italiana per la Russia, non solo nelle fila del governo ma anche in quelle dell’opposizione. Il solo fatto di aver avuto, unico paese in Europa un partito filosovietico al trenta per cento dei consensi per decenni, dovrebbe essere sufficiente a dimostrarlo.
L’altra sera il generale Vannacci, che conosce poco di queste cose, ha fatto una battuta in una trasmissione televisiva sul carcere di Gramsci. Mussolini, Gramsci lo voleva spedire a Stalin per non farne una vittima. Fu Stalin che decise di non volerselo prendere, perfettamente informato dello stato di salute del dirigente comunista italiano. Gramsci era un trotzkista e Trotzki un ucraino. Il bello è che quasi tutto si tiene.
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