Poiché Roma è città corrotta, c’è sempre qualcuno pronto a consigliarti di andare a cena alla pizzeria sotto casa, piuttosto di avventurarti chissà dove. Vai a sapere chi puoi incontrare. In verità dei ristoratori romani si conoscono morti e miracoli. Con il giro di capitali da riciclare, dai tempi di Pippo Calò,, locali che aprono e chiudono costantemente non danno nessun affidamento. Il caso di Delmastro, sottosegretario alla Giustizia che si ritrova socio della figlia di un noto prestanome di una famiglia criminale, aveva superato l’immaginazione di Petronio. Un suo collega di partito lo ha ancora difeso stoicamente. Le opposizioni hanno messo Delmastro nel mirino per chissà quali vergognose ragioni. Benissimo, resta il fatto che senza averlo prima messo nel mirino, il presidente del consiglio lo ha affondato e non c’è stato bisogno di conoscere le sue intercettazioni per farlo.
Il caso di Lavitola è ancora più straordinario, perché Lavitola è salito alla ribalta delle cronache per gli affari di Tulliani, il genero di Gianfranco Fini, all’epoca, presidente della Camera. Nemmeno Sherlock Holmes sarebbe riuscito a conoscere i conti di un residente monegasco che ha traffici a Panama e Saint Lucia. Lavitola che faceva di mestiere il direttore di un quotidiano di partito, sì. Non contento li pubblica in prima pagina su l’Avanti, nemmeno fossero la foto di Nenni. Che un giornalista di inchiesta come Ranucci possa essere affascinato da un simile fenomeno, indipendentemente dalle vicende giudiziarie successive, a dir poco imbarazzanti, si può anche capire. Anche sull’amicizia c’è poco da dire. Dio ti fa, poi ti accoppia. Però giunti a questo punto non è che ci si possa stupire della piega presa dagli eventi. Semmai ci si stupisce che Paolo Mieli frequentasse il ristorante di Lavitola.
Il pranzo da Lavitola è più pesante di quello servito a Delmastro, perché c’è di mezzo una bomba nel paese di piazza Fontana e della stazione di Bologna. E di Lavitola si può pensare tutto, tranne che sia un fascista. Quando uno mette una bomba, con un alto tasso di esplosivo e per di più a miccia, non è che viene accusato di evasione fiscale, o appropriazione indebita. Viene accusato di tentata strage. A meno che Lavitola riesca a dimostrare di aver potuto controllare gli spostamenti nella via dove la bomba è esplosa, non si capisce come possa sfuggire a questa imputazione. Sempre che non confessi di aver detto a Ranucci di non prendere la macchina ad una data ora, di tenere la famigliola chiusa in casa, di avvisare i vicini, di non ricevere nessuno da fuori. Il che non è detto che salvi Lavitola. mentre è sicuro che affonderebbe Ranucci peggio di quanto sia affondato Delmastro.
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