I despoti non capiscono la diplomazia, capiscono la forza. Dopo una sola notte di bombardamenti sull’Iran, Putin ha telefonato a Trump per fargli gli auguri di compleanno ed offrirsi come mediatore del conflitto fra Israele e i mullah. Lui, Putin, quello che per un mese si e l’altro pure, minaccia l’uso dell’atomica, si scopre pacificatore. Non ha battuto la testa contro il pavimento del Cremlino. Ha visto gli effetti dell’azione israeliana che ha messo in ginocchio l’Iran in poche ore. La Russia sono tre anni che non riesce a far volare un aereo sull’Ucraina senza che venga abbattuto. L’ultimo S 20 l’ha tirato giù il caccia di supporto. Gli è partito un colpo per disgrazia. Ci sono le immagini certificate degli stessi russi che i bombardieri a lungo raggio li tengono lontano dal fronte, fermi sulle piste, in Siberia.
La Russia non è riuscita a difendere la Siria da un branco di straccioni, può difendere l’Iran da Israele che alza in volo gli f 34? L’Iran avrebbe dovuto difendersi da sola e ha già perso tutti i vertici della sicurezza, altro che siti nucleari. I russi sono in difficoltà contro gli f 16 , un modello obsoleto che Israele ha oramai quasi interamente dismesso. Se agli ucraini arrivassero caccia bombardieri di nuova generazione, siamo sicuri che le difese aeree russe saprebbero fare meglio di quelle iraniane? La domanda è lecita dal momento che sono oramai gli iraniani a rifornire i russi, non il contrario e se gli iraniani sono ridotti ad usare quello che hanno contro Israele, possono continuare a spedire missili e droni ai russi? E se Israele continua ad attaccare per altre tre settimane, cosa rimane dei sistemi di difesa e offesa iraniani? Più in generale, cosa rimane dell’Iran?
Se l’Iran crolla, la Russia inizia davvero a traballare. Putin perde, dopo la Siria, anche la sua punta di diamante in medio oriente. Tanti anni buttati, tanti sogni ed illusioni di mettere l’ occidente in ginocchio, spazzati via. Destino amaro. Quando Ugo La Malfa disse la oramai celebre frase, l’occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme, non parlava a casaccio e nemmeno alludeva ad un triennio, magari dal 1973 fino al 1976. Non dipendeva dal governo di Israele, con Golda Meir si difendeva l’occidente, con Rabin no. La Malfa capiva l’importanza geopolitica di Israele, il ruolo cruciale di moderna Sparta circondata dalle orde barbariche, l’avanguardia di una civiltà minacciata. Poi la scelta di come deve difendersi spetta ad Israele, l’importante è che sia vincente. Anche nel 1973 gli egiziani lamentavano la crudeltà ed i torti degli israeliani, le vittime civili, i morti innocenti. Il copione è sempre lo stesso, viene solo aggiornato alla sensibilità del momento. Non potendo migliorare gli armamenti si infiamma la propaganda. Alla fine della fiera conta poco.
Da noi uno studioso illustre, un profondo conoscitore della civiltà greca ed anche di quella romana, come il professor Canfora, ha risposto in questi giorni alla storica frase di La Malfa. Israele, non Netanyahu, sarebbe l’erede del Terzo Reich. Anche Hitler rivendicava una supremazia occidentale contro la barbarie asiatica. C’è solo un piccolo dettaglio che un uomo dell’intelligenza di Canfora dovrebbe notare. La Germania contava trecento e rotti chilometri quadrati di superficie e aveva popolazioni tedesche in Austria, in Slovenia, in Cecoslovacchia, persino nei paesi baltici. Fino al trentanove si espanse senza sparare un colpo, fra ali di folla festosa che portava fiori. Israele vive in 25 mila chilometri quadrati, finiti i quali si trova popolazioni ostili che le contendono persino un orticello di sassi e rovi. Come può essere l’erede del Terzo Reich un paese simile? Le dimensioni sono quelle di una vittima sacrificale. I primi a rendersene conto furono gli egiziani, poi i giordani. Ora persino i sauditi, sembrano capire le ragioni di Israele, ci avevano fatto un accordo. Tutti paesi arabi confinanti o quasi che conoscono la Regione e la sua storia, soprattutto le minacce che le si rivolgono. Gli egiziani furono i primi a cacciare i russi e tutti sanno che il Libano è destabilizzato dall’Iran, lo Yemen pure. E a Gaza chi comanda a Gaza? Il capo politico di Gaza, Ismail Haniye, viveva, ei fu, a Teheran. In Europa invece c’è Canfora e tanti come lui. Aspettano un altro po’ e persino Putin cambia registro. La paura fa novanta.
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