La base di bombardieri strategici nucleari russa colpita ad Engels è collocata a seicento chilometri dalla linea del fronte ucraino. Indipendentemente dai danni è lo smacco più pesante subito dalla Russia dall’inizio del conflitto, perché si scopre vulnerabile nel suo territorio ed in uno dei suoi principali caposaldi militari. La famosa minaccia dell’uso dell’atomica in caso di violazione del suo confine si è sgonfiata rapidamente. Il territorio annesso del Donbass sotto attacco è ritenuto da Putin territorio russo e sicuramente lo è Engels nel cuore della confederazione. I russi che non sono in grado di vincere una guerra convenzionale, non pensano minimamente di iniziarne una atomica che li vedrebbe cancellati dalla faccia della terra prima di riuscire a colpire un qualsiasi obiettivo. Lo sapeva Crusciov, lo sapeva ancora meglio Gorbaciov, se ne deve pure rendere conto persino uno come Putin.
La Cina di Deng nel 1981, pensò di potersi ingoiare in un solo boccone il Vietnam unificato e privo della presenza americana. Lanciò un’offensiva per l’intero mese di marzo che costò al suo esercito un tale numero di vittime e di sconfitte sul campo che Pechino si ritirò quatta quatta, facendo finta di niente. Un qualunque regime dotato di buon senso non pianifica un’invasione per vederla poi degenerare in una guerra di logoramento. Fallito il colpo rinuncia ed al massimo attende una prossima occasione. Solo Putin ha una logica diversa, di tipo demenziale, per cui a fronte di una vittoria che si doveva conquistare in dieci giorni è li da nove mesi a prendere schiaffoni ed ancora non sapendo dove andare a parare. Abbiamo ascoltato persino gli analisti di geopolitica che il febbraio scorso ci spiegavano come l’Ucraina non avrebbe potuto resistere alla Russia dirci oggi che per Mosca peggio della sconfitta vi sarebbe lo sgretolamento della Confederazione russa.
Lo sgretolamento della Confederazione russa è infatti una delle ipotesi più plausibili che le capitali occidentali iniziano a considerare, Macron ha persino detto che dovremmo occuparci della sicurezza della Russia, ovvero di un paese aggressore che teneva in cassaforte persino un piano di invasione per il Giappone. Altri centri di analisi statunitensi hanno paventato come vi sarebbe il rischio di una prolificazione nucleare nel caso di singoli Stati indipendenti fuori dal controllo della federazione. Sono tutti scenari che presentano ovviamente un grado di pericolosità, nessuno che riesca però ad eguagliare l’esempio di una minaccia costante come quella che la Russia unita ha dimostrato in più di questi ultimi vent’anni ovvero da quando aggredì e cancellò l’autonomia della piccola Cecenia.
Possiamo dire che l’Occidente è riuscito comunque a contenere questa esplicita minaccia che le si è rivolta contro e anche con una certa efficacia. Lo ha dimostrato proprio in Ucraina. Ha ancora dei problemi nel Mediterraneo, in Libia, piuttosto che in Siria, ma se riuscirà ad evitare che si congiunga attraverso la conquista del mar Nero un contatto diretto con le basi russe poste ai suoi diretti confini, ci sono buone possibilità di vedere precipitare definitivamente la strategia di aggressività del Cremlino e quindi probabilmente sì, la dissoluzione di uno Stato vissuto su quella esclusiva promessa. A quel punto, il male minore.







