Il gruppo di intelligence olandese open source Oryx, monitora le perdite russe e ucraine dall’inizio del conflitto utilizzando solo prove fotografiche e video verificabili. Secondo queste testimonianze, nel maggio scorso, la Russia ha perso un totale di quarant’uno lanciatori 9A310M1 Buk e undici radar 9S36 Buk. Si tratta dei migliori sistemi di difesa aerea e di attacco impiegati nel Donetsk. Oryx ritiene anche che le Forze Armate russe abbiano perso inoltre quattoridici lanciatori 9A317M Buk-M3, cinque veicoli radar 9S36M Buk-M3, insieme ad un singolo modello del radar 9S18M1. Considerato il processo di verifica di Oryx, i sistemi persi dai russi sono maggiori. In ogni caso, questi già rilevati, comportano danni che superano quelli della giornata del primo giugno.
Del primo giugno per ora sono affidabili le immagini satellitari A scorrerle gli aerei distrutti sono almeno tredici. Otto i Tupolev tu 95, una carcassa buona per i musei militari. Cinque i Tupolev tu 22m, sempre un ferrovecchio, comunque operativo. La perdita più grave è quella di un solo aereo d’osservazione con sistema radar in grado di coordinare gli attacchi. I Tupolev tutti, sprovvisti della necessaria tecnologia di puntamento, sono ciechi come talpe.
Parlare di una “Pearl Harbour” russa, come pure è stato fatto, resta abbastanza azzardato, anche se domani si venisse a sapere che in totale i bombardieri colpiti dai droni ucraini fossero i quaranta citati da alcune fonti giornalistiche. Non c’è dubbio che la vera impresa militare è stata quella avvenuta nel corso di maggio, non nel primo giorno di giugno.
Ancora il 31 maggio sono stati colpiti i ponti ferroviari nel Bryansk e nel Kursk, operazione meno spettacolare e molto più importante strategicamente. I russi necessitano del trasporto rifornimenti per le truppe. Già usano i muli. Se il Cremlino progettava davvero un’offensiva ad est, in queste condizioni se la scorda, a meno che non voglia andare incontro ad un altro disastro.
In questi tre anni la forza della Russia è stata quella di aver attaccato un paese privo di autonomia militare, con un sostegno alleato puramente difensivo. Tutte le armi date a Zelensky potevano essere impiegate nel solo territorio ucraino, quando il confine russo è a tre chilometri di distanza dal fronte. Fino a tre mesi fa bastava che i russi spostassero le loro batterie semoventi a cinque chilometri per restare al sicuro. La pacchia è finita. L’Ucraina non ha più vincoli territoriali.
L’operazione a largo raggio lanciata contro le basi aeree russe nella giornata del primo giugno apre una nuova fase della guerra alla quale la Russia non era preparata e nemmeno si immaginava. La Russia è troppo vasta per proteggere integralmente il suo territorio, la sua deterrenza è nucleare. Prova ad usare il nucleare ed ora che si trova anche nel mirino della Finlandia, è spacciata.
La ripresa dei colloqui ad Istanbul è un’occasione unica per Putin e farebbe meglio a prenderla al volo. La situazione può solo peggiorare. L’Ucraina finora ha demolito le forze russe sul campo. Adesso attacca anche in profondità. Non c’è più la sola guerra in Ucraina, come titola la voce repubblicana. Inizia quella in Russia.
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