Sarà un caso, ma più gli attacchi a Giorgia Meloni e al governo da lei guidato diventano duri e frequenti, più aumenta il consenso nei confronti del presidente del Consiglio. Nelle televisioni pubbliche e private, nei giornali grandi e piccoli, nei siti di informazione si sta assistendo a un fenomeno contrario a quello che accadeva attorno al 25 settembre, quando molti commentatori (anche autorevoli) facevano l’occhiolino ai partiti di centro-destra sperando in qualche avanzamento di carriera, o forse temendo drastiche epurazioni; ora che i giochi sono sostanzialmente definiti, i vari Floris, Fazio, Formigli, Annunziata e compagnia cantando sono tornati sulle posizioni originarie.
Stando così le cose, ci saremmo aspettati un appannamento della stella che ha portato alla vittoria Giorgia Meloni e il centro-destra (o destra-centro, come qualcuno preferisce).
Invece no, forse perché a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, sta accadendo l’opposto: addirittura la rivista Forbes ha piazzato Giorgia Meloni tra le sette donne più potenti del mondo! E il suo gradimento sta crescendo, insieme a quello di Fratelli d’Italia, il suo partito: i sondaggi di fine novembre di Nando Pagnoncelli danno il gradimento di Giorgia Meloni al 49%, inclusi coloro che non sono andati a votare il 25 settembre, e di Fratelli d’Italia al 31,4%, 5 punti in più di quanto ottenuto alle elezioni del 25 settembre e 1,6 punti più della rilevazione precedente. Anche il Governo aumenta il gradimento e arriva al 46%.
Per contro, lo stesso sondaggio evidenzia un calo della Lega e il sorpasso dei 5 Stelle, guidati con piglio deciso da Giuseppe Conte, nei confronti del Pd in pieno travaglio alla ricerca di un nuovo segretario, con Bonaccini che si candida a fare contemporaneamente il segretario del Pd e il presidente della Regione Emilia-Romagna (beato lui se ci riuscirà).
Tra le critiche più feroci contro la ‘manovra’ del governo Meloni ci sono quelle all’innalzamento del limite dei pagamenti in contanti, mentre nessuno parla dei miliardari italiani che spostano la sede dove pagano le tasse lo loro finanziarie in Olanda, Lussemburgo o Svizzera. Ma quanti tassisti, panettieri e macellai ci vogliono per bilanciare un miliardario che paga le tasse fuori dall’Italia perché ne paga assai meno? Noi crediamo che l’arma principale per contrastare l’evasione sia l’abbassamento delle tasse sul reddito, in modo da rendere non conveniente trasferire residenza personale, delle aziende o finanziarie in qualche paradiso fiscale.
Queste considerazioni dovrebbero indurci ad alcune riflessioni: la demonizzazione di Giorgia Meloni e del governo da lei guidato non incide sull’opinione dei cittadini, anzi forse ottiene l’effetto opposto, e la presenza di Ursula von der Leyen nel palco reale insieme a Mattarella e alla Meloni alla ‘prima’ della Scala dice che le divergenze tra l’Italia e l’Europa non sono insormontabili.
Probabilmente i gufi che sperano in un terremoto all’interno del centro-destra per tornare rapidamente alle urne e ribaltare il panorama politico sono destinati ad andare in pensione senza avere soddisfazione alcuna. Ammenoché non cambino rapidamente strategia.
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