A dieci mesi dall’invasione, l’unica fonte attendibile per monitorare la situazione sul campo è quella offerta come sempre dal Ministero della Difesa britannico, il quale sostiene nel suo rapporto di Natale che la Russia non abbia più munizioni di artiglieria sufficienti per continuare le operazioni su larga scala in Ucraina. Altro che offensiva invernale. Poi è sicuro che Vladimir Putin sia l’antitesi vivente di qualsiasi avvedutezza militare, ma tanta insipienza da sbirro, Kgb ed esercito si contrappongono dai tempi del maresciallo Zukov, non può arrivare al punto di contraddire persino i principi fondamentali della comune tattica.
Il timore di una qualche invasione a nord dell’Ucraina, fra Natale e l’epifania, può essere fugato, almeno fino a marzo i russi staranno trincerati se gli va bene con qualche sortita ad alto tasso di perdite come quelle di questi giorni. Putin attaccò l’Ucraina ammassando truppe al confine del Donbass, duecentomila uomini addestrati per mesi. Francamente pochi per un piano tanto ambizioso che si rivelò quasi subito fallimentare, ma almeno era un piano, ovvero prevedeva il controllo del mar Nero. Kyiv isolata dalla fascia costiera, attanagliata in una morsa di truppe ostili, sarebbe caduta immediatamente, tempo stimato, dieci giorni. Fermate le truppe russe a Mariupol, resa inespugnabile Odessa, Kyiv, altro che resa, era libera di preparare la sua controffensiva, e nessun attacco dal nord sarebbe ora in grado di piegarla. Fino a quando controlla maggior parte della costa, l’Ucraina trova al nord un confine con la Polonia e la Slovacchia, che le offrirebbero le possibilità di sussistenza necessarie, anche se interamente occupata, esattamente come avvenne per i vietkong in Cambogia.
La cosa che più colpisce della follia di Putin è come penserebbe mai di riuscire a blindare il confine Ucraino con la Nato? Più che invaderla, Putin doveva convincere l’Ucraina a diventare uno Stato cuscinetto, cioè avrebbe dovuto rabbonirsi la dirigenza di Kyiv a costo di umiliarsi, altro che operazione speciale.
Per prendere quindi sul serio l’ipotesi di una nuova offensiva, bisognerebbe che i russi cercassero di riprendere l’Isola dei serpenti. E’ quello il caposaldo strategico per espugnare l’Ucraina, senza il quale, è inutile pensare di fare guerra. Il massimo che Putin possa fare è spossare la popolazione con il lancio dei suoi ferrivecchi che comunque quando non vengono intercettati, sono in grado di fare danni e non può permettersi nemmeno particolari exploit del genere perché le scorte sono messe a dura prova e la possibilità di continuare a rifornirsi, ancora di più.
Putin è sincero quando dice che la Russia si difenderà con ogni mezzo, perché appunto avendo già 300 mila uomini mobilitati di cui 150 mila impegnati nella porzione di Donbass occupata, può giusto pensare alla difesa. Cosa fanno allora le truppe in Bielorussia? Sostengono il governo bielorusso che è a rischio insurrezione, Lukashenko può spostarsi in Ucraina solo per chiedere asilo politico, nel caso che la rivolta popolare rialzi la testa, altro che invasione.
Putin alla notizia dell’arrivo dei missili “patriot” in Ucraina, li ha definiti “obsoleti”. I “patriot” hanno più o meno la stessa data di fabbrica di quelli russi impiegati, ora si usano quelli della seconda guerra mondiale rimasti. A differenza della industria russa, quella americana, aggiorna costantemente i suoi prodotti, i patriot sono un sistema difensivo all’avanguardia. Per quanto il senso della realtà del Cremlino assomiglia alla farneticazione, eppure Putin è riuscito nel suo sonnambulismo ad avere un soprassalto di coscienza, ha detto di esser pronto a negoziare. C’è da credergli, con un missile “patriot” puntato alla testa, l’unica è cercare un accordo.







