Egregio Direttore della Voce Repubblicana,
ho letto in data 24 dicembre la risposta del segretario regionale e vice segretario nazionale Fusignani. Non è mia intenzione rispondere allo sproloquio , mi sia consentita una sola precisazione alla affermazione del segretario regionale : “In Consiglio Nazionale lo stesso Gabanini ha votato il documento a favore del SÌ al referendum sulla giustizia; in Direzione regionale ha votato il documento Gambi-Ballestrazzi che sostiene il NO, peraltro ampiamente argomentato nei relativi interventi anche con motivazioni tecniche”.
Il PRI di Cesena voterà il referendum come da indicazioni del segretario nazionale .
Ciò non ci impedisce di pensare che con o senza il referendum sulla separazione delle carriere la giustizia rimarrà tale e quale.
Prima la riforma Castelli (2006-07) ,poi la riforma Cartabia e la modifica fatta dal governo Draghi che prevede di poter cambiare funzione soltanto una volta entro i nove anni dalla prima assegnazione hanno di fatto già separato le funzioni di pm e quelle di giudice.
Per queste ragioni i passaggi da un ruolo all’altro sono rari: “Nell’arco di cinque anni sono stati lo 0,83% dei pubblici ministeri con funzioni requirenti che sono passati a funzioni giudicanti. E sono lo 0,21% la percentuale dei giudici che sono passati a funzioni requirenti .In termini assoluti, sono pochissimi i casi di passaggio da giudice a pm (5 nel 2019, 10 nel 2020, 15 nel 2021 e 8 nel 2022) e viceversa (19, 15, 16 e 17). Il tema ha un valore più di propaganda politica che realmente incidente sulle patologie della giustizia italiana.
Il sostanziale divieto di passaggio dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti, se non una sola volta nel corso della carriera e con l’obbligo di un cambiamento di sede, ha già dato i suoi frutti al fine della separazione di fatto delle carriere.
Cesena 29 dicembre 2025
Egregio Presidente del Pri di Cesena,
la Tua lettera mi stupisce: la contraddizione tra quel che il Segretario dell’Unione Comunale Germano Gabanini ha votato in Consiglio Nazionale e nella Direzione Regionale (insieme a Te e a Micaela Del Vecchio) è palese, e tu stesso non la contesti. Poi affermi, in palese contrasto con quanto detto e votato in Direzione Regionale, che ‘Il Pri di Cesena voterà il referendum come da indicazioni del Segretario nazionale’. Forse c’è bisogno di un chiarimento in Direzione regionale, che ho chiesto al Segretario Fusignani di convocare al più presto, per evitare di confondere le idee ai nostri iscritti e all’opinione pubblica.
Quanto al contenuto del Referendum, sei parziale, seguendo le linee del Pd: la separazione delle carriere è solo uno degli argomenti in discussione, ce ne sono altri ancora più rilevanti che tu hai volutamente trascurato: la creazione di due Csm (uno per i pubblici ministeri e l’altro per i giudici), ma soprattutto il sorteggio dei componenti che toglierà forza al sistema delle correnti che sottopone la magistratura al controllo politico. Ma per fare propaganda si fa questo e altro!
Sapendo che sei un lettore del Carlino, credo che tu abbia letto il mio recente articolo sul porto turistico Onda Marina: un processo civile iniziato nel 1999 è arrivato poche settimane fa alla sentenza d’appello. Così non si può andare avanti! Però c’è anche qualche segnale confortante: un processo penale col ‘Codice Rosso’ si è concluso recentemente a Forlì con la condanna di un uomo violento a meno di un anno dalla denuncia. Sono convinto anch’io che questo referendum non riuscirà a rivoluzionare la magistratura, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.
Paolo Morelli
Direttore responsabile della Voce Repubblicana
REGOLE, LINGUAGGI E PASSAGGI CHE CESENA FINGE DI NON VEDERE
Ho letto anche la nuova nota del presidente del PRI di Cesena, che liquida il dibattito interno come “sproloquio” e si concede una sola, presunta precisazione. In realtà, non siamo di fronte a una precisazione, ma a un tentativo di eludere il nodo politico, rifugiandosi in un formalismo di comodo che nulla ha a che fare con la tradizione repubblicana.
Confermo integralmente, senza modificare una virgola, quanto scritto il 24 dicembre. E lo confermo proprio perché la politica non è un esercizio retorico, ma è fatta di regole chiare e di passaggi conseguenti.
Nessuno ha mai contestato che il PRI di Cesena voterà al referendum secondo le indicazioni del segretario nazionale. Questo non è mai stato il punto. Il punto è un altro, ed è decisivo: non si può rivendicare l’appartenenza alla maggioranza nazionale mentre, negli organismi regionali, si vota contro un documento che quella linea nazionale sostiene.
La regola, semplice e non negoziabile, è questa: votare contro un documento regionale che sostiene la linea nazionale e il segretario nazionale significa votare contro la linea nazionale e contro il segretario stesso, e dunque collocarsi fuori dalla sua maggioranza.
Non è una valutazione politica soggettiva, ma una conseguenza oggettiva del funzionamento di un partito organizzato.
L’arrampicarsi sugli specchi inizia quando si tenta di giustificare quella scelta appellandosi alla mancanza di un passaggio esplicito sul referendum nel documento di minoranza votato anche da Fabbri e dalla delegazione di Cesena.
Un argomento francamente debole, perché quel documento è stato votato dopo che i suoi stessi firmatari avevano argomentato in modo chiaro ed esaustivo, negli interventi in Direzione regionale, la loro contrarietà al SÌ al referendum sulla giustizia, dichiarando anche l’adesione a comitati per il NO.
Tralasciando, peraltro, i giudizi severi dei medesimi sulla gestione politica del segretario nazionale: argomenti che, in tutta evidenza, o sono sfuggiti a Fabbri e alla delegazione di Cesena, o non sono stati compresi.
Pensare di cancellare politicamente quegli interventi appellandosi a una lettura notarile del testo scritto significa negare la realtà del dibattito e rifugiarsi in un formalismo di comodo.
È la stessa (il)logica politica che ha portato il presidente Fabbri ad argomentare il proprio voto contrario al documento della maggioranza regionale richiamando una presunta assenza di critica al governo, ignorando deliberatamente i passaggi durissimi della mia relazione, che costituiva premessa integrale e parte sostanziale del documento da me presentato ed era esplicitamente dedicata a una critica netta e articolata del governo Meloni.
Ancora una volta, si è scelto di fare finta che ciò che è stato detto, discusso e politicamente chiarito non esistesse, per potersi trincerare dietro un’interpretazione selettiva e riduttiva dei testi. Questo non è confronto politico: è elusione del confronto.
Poiché agli amici cesenati, a quanto pare, serve sempre l’esegesi degli interventi oltre ai documenti, è bene essere espliciti fino in fondo. Con quel voto in Direzione regionale, il PRI di Cesena si è posto fuori dalla maggioranza nazionale. Quanto alla maggioranza regionale, che è politicamente e sostanzialmente sovrapposta a quella nazionale, il problema è ancora più semplice: Cesena non vi è mai entrata.
Ed è qui che entrano in gioco i passaggi politici, che non possono essere saltati.
Se si intende rientrare nella maggioranza nazionale, occorre prima entrare in quella regionale. Non esistono scorciatoie, né adesioni “a geometria variabile”. Tradotto in termini politici chiari: adesione al documento della maggioranza regionale e ingresso coerente in quella maggioranza.
Diversamente, il PRI di Cesena resterà fuori dalla maggioranza nazionale, perché la FRER non è disponibile a sostenere maggioranze ad assetto variabile, costruite di volta in volta a seconda delle convenienze o dei temi. Non è una scelta punitiva, ma una scelta di serietà politica, di coerenza e di rispetto delle regole comuni.
Il segretario nazionale, se necessario, se ne farà una ragione. Noi in Emilia-Romagna ce la siamo già fatta, senza drammi e senza polemiche personali. La chiarezza, anche quando è scomoda, è sempre preferibile all’ambiguità.
Con questo spirito, e senza alcuna animosità, auguro anche agli amici di Cesena un 2026 ricco di soddisfazioni per l’Edera, nella speranza che il confronto interno torni a essere ciò che il PRI è sempre stato: un partito di regole, di responsabilità e di politica vera, non di finzioni formali. Augurio che rivolgo a tutte e tutti i repubblicani, già sufficientemente tediati da questo pur utile dibattito.
Eugenio Fusignani Segertario regionale PRI Emilia-Romagna







