A leggere certi articoli di giornale sembrerebbe che gli Stati Uniti d’America siano prossimi all’invasione della Groenlandia, come la Russia invase l’Ucraina quattro anni fa. All’epoca le truppe di Mosca concentrarono duecentomila effettivi ai confini del Donetsk per almeno otto mesi. Tutta la stampa internazionale, esclusa l’Italia, dove ci si occupava solo del covid, seguiva gli sviluppi. Nessuno mosse un dito. Putin diceva che mai avrebbe violato la sovranità dell’Ucraina e Lucio Caracciolo lo confermava. Adesso che Trump ha minacciato di volere annettere la Groenlandia, sono partite le truppe europee. I tedeschi, eredi di Clausewitz, hanno spedito 15 militari nel gelo, in Groenlandia a gennaio le temperature sono sotto i sessanta gradi.
Eppure non ci sono spostamenti di truppe americane da qualche parte tali da far credere che un’invasione sia imminente e nemmeno che si stia preparando. Per chi non lo sapesse l’invasione della Groenlandia sarebbe impresa piuttosto complicata. Non c’è una rete stradale in Groenlandia, tanto meno una ferroviaria. Per invadere la Groenlandia bisognerebbe intanto allestire una flotta di cinquanta mila canotti. Anche un lancio di paracadutisti sarebbe sconsigliato, soprattutto in questa stagione. Vai a capire dove li fai atterrare i parà con 15 milioni di chilometri quadrati di calotta polare, senza nemmeno sapere esattamente dove finisce la costa ed inizia il mare aperto. Mentre all’interno possono finire su banchi di neve di tremila metri. Al limite potresti cannoneggiare dal mare la capitale. Solo che questa prima di un’invasione sarebbe un massacro.
Probabile che il presidente del consiglio italiano, in visita a Seul, abbia detto una cosa di buon senso, ovvero che i militari europei sono arrivati in Groenlandia non per difenderla da un attacco che non c’è, i temibili 15 tedeschi sono già rientrati, ma per dare l’idea al presidente Trump che l’Europa è pronta a difendere l’artico da qualsiasi minaccia. Il problema della difesa della Groenlandia è che s’è solo una base americana contro le diciotto esistenti durante la guerra fredda. Al che il governo danese ha già detto di non capire Trump. Gli americani sono liberi di impiantarne tante quante ne vogliono di basi. Disgraziatamente per Copenaghen, l’America ha eletto un uomo d’affari. Trump non ha nessuna intenzione di dire ai contribuenti, secondo Massimo Gaggi sul Corriere di ieri, già si lamentano, che bisogna pure pagare la difesa della Groenlandia danese. Per difendere la Groenlandia danese con il sostegno dei contribuenti, Trump deve dire che ci pensa l’Europa a farlo. E l’Europa, da quello che si legge, non sa nemmeno da dove iniziare.
Né I russi, né i cinesi avrebbero in mente di invadere la Groenlandia per fare guerra ai trichechi. Sia russi che cinesi possono invece attraccare in Groenlandia e circumnavigarla, come hanno sempre fatto e stanno continuando a fare, senza che nessuno se ne accorga. Potrebbero in qualsiasi momento sparare un missile balistico sugli Stati uniti e scomparire sotto il ghiaccio. Inutile inviare le truppe che servivano in Ucraina. Serve una base di sommergibili nucleari, una base navale dotata di rompighiaccio e motovedette. una portaerei nelle vicinanze, una copertura satellitare ininterrotta, un servizio di intelligence unificato che non si rimetta ai pareri delle ambasciate. L’Europa è in grado di fornire tutto questo? Se non è in grado, non per la sicurezza dell’America, cosa ci importa dell’America, per la sua stessa, farebbe meglio a passare la mano, con buona pace delle prerogative del regno di Danimarca. Se la disputassero cinesi, russi ed americani la Groenlandia. L’Europa si ritira, al sicuro, in se stessa. La Groenlandia mica sta in Europa. Sta in America ed è più vicina alla Siberia che all’Islanda..
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