L’Istituto della Banca d’Italia è per tradizione ispirato all’equilibrio e alla misura che convengono a chi sorveglia da una posizione oggettiva l’andamento della finanza nazionale. Nel caso di dissapori fra i suoi vertici ed il governo, il riserbo e la prudenza sono tali che occorrono lettori di una qualche esperienza per accorgersi dei rilievi contenuti nei pronunciamenti e nelle considerazioni di via Nazionale. A memoria, non ricordiamo una presa di posizione così evidente, da apparire persino al cittadino più distratto, come una nitida bocciatura della manovra del governo quale quella appena espressa. Per quanto possa esserci una certa distanza fra un Istituto che ha annoverato personalità come quelle di Baffi, Ciampi, lo stesso Carli, e l’attuale compagine ministeriale, resta comunque difficile non credere che possa venir meno lo sforzo di oggettività che caratterizza BankItalia nei suoi pronunciamenti. Qui non si tratta di una categoria che deve pur sempre difendere gli interessi dei suoi associati, qui si tratta dell’esclusivo interesse del Paese.
Il timore è lo stesso che è stato espresso altrettanto nitidamente da diversi giorni anche da queste pagine. Le coordinate della manovra presentata alle Camere, possono provocare una crisi di compatibilità sistemica con la stessa Unione europea. Per questo abbiamo invitato il governo ad un cambio di rotta, abbastanza brusco se si vuole, ma dettato da un principio di coesione sociale. Un conto è trovarsi di fronte a posizioni contrastanti e visioni diverse presenti nel mondo del lavoro, della finanza e dell’imprenditoria, uno molto diverso è una frattura che possa aprirsi tra governo e paese, accompagnata dalla virulenza tipica di forze politiche che abbiamo visto prive di qualsiasi scrupolo nel loro istigare alla rivolta e visto che c’erano, persino alla guerra civile.
Ovviamente abbiamo apprezzato il comune buon senso del presidente del consiglio quando ella difende il lavoro rispetto alla semplice assistenza da parte dello Stato. A maggior ragione, una condizione impietosa della vita delle famiglie pretenderebbe investimenti, soprattutto nel Mezzogiorno, utili alla creazione e alla formazione dell’impiego, cosa che ci sembra manchi completamente nell’intervento promosso dal governo. In tali condizioni, anche chi non ha mai amato il reddito di cittadinanza, mostrerebbe una qualche prudenza. Mentre non serve nessuna prudenza nel condannare interventi che hanno già suscitato le parole d’ordine della prossima opposizione di piazza. Tutto questo senza contare misure vecchie e nuove semplicemente insensate. Si era iniziato con promesse agevolazioni alle coppie sposate in Chiesa, abbiamo finito con quelle alle società di calcio di serie A.
Forse c’è ancora un qualche margine perché coloro che hanno una sensibilità più sviluppata alle reazioni nazionali che preludono a quelle internazionali, si preoccupino di intervenire e correggere. A proposito abbiamo suggerito modestamente un metodo ed una possibile soluzione da percorrere. Dopo di che, si potrà fare molto poco per alleviare le pene che ricadranno innanzi tutto sugli italiani. In questo poco, necessariamente, la richiesta di un nuovo governo.






