Senza disporre delle sufficienti doti di tatto e diplomazia, Trump a Davos cercherà di spiegare un’ultima volta agli alleati occidentali la pressione esercitata sull’amministrazione americana da una guerra che sperava di evitare. Obama lasciò malvolentieri la Crimea a Putin, sperando che questo placasse gli appetiti della Russia, Trump, da parte sua, era disposto ad arrivare sino a cedere il Donbass, pur di chiudere questa incresciosa e dolorosa vicenda. La situazione si è complicata. Trump è un uomo d’affari e ha capito che Putin vuole di più e anche se lo si volesse accontentare per quieto vivere, Trump non può farlo. L’America è l’artefice dell’indipendenza ucraina, come lo è della libertà democratica dell’Europa. Per questo Trump ha difficoltà a capire come mai gli Stati europei non si sono preoccupati di difendere in questi quattro anni la Groenlandia che si trova sul continente americano. Il mondo non sa nemmeno esattamente se la Groenlandia, sotto la calotta glaciale è una piattaforma terrestre o un arcipelago e quello che è peggio, non ne conosce i confini eventuali fra terra e mare. Da quando i cinesi hanno intensificato la loro attività sottomarina nell’area, il Dipartimento di Stato teme che solo Pechino potrebbe disporre dei rilievi che gli occidentali ignorano. Magari domani dai ghiacci che si credevano impenetrabile emerge una minaccia armata. Avvenne con il K 19 negli anni settanta del secolo scorso e se il battello nucleare sovietico non fosse andato in avaria, nessuno se ne sarebbe accorto.
Per tutta risposta l’Inghilterra si è ritirata da Diego Garcia cedendo le sue isole alle Mauritius e i francesi accusano Trump di essere un bullo tale e quale a Putin. Almeno metà dell’opinione pubblica europea, più della metà in Italia, mette Putin e Trump sullo stesso piano. Eppure quando Trump dice che Zelensky non vuole la pace, significa che è l’America a non volerla. Lo dimostra la Siria da dove Putin è stato cacciato. Il Libano e Gaza dove l’alleato iraniano è stato annientato. Una squadra navale europea doveva difendere il traffico nel mar rosso dagli attacchi huti? È dovuta intervenire la Nimitz.. Poi è stato bombardato l’Iran, infine catturato Maduro. Le petroliere russe vengono abbordate e sequestrate dalla marina americana da un mese a questa parte e le piattaforme petrolifere e di armi in Russia bombardate dagli ucraini con i droni statunitensi. Per tutta risposta gli europei hanno riconosciuto lo Stato di Palestina ed invocato il rispetto del diritto internazionale. Trump farà un club per la sicurezza mondiale e sostituirà l’Onu. Libero accesso ad un miliardo di dollari. Solo l’America deciderà le sorti del mondo. La visione multipolare, scordatevela. L’Europa vede Trump come un pazzo? Trump vede l’Europa patetica per i felici commerci con russi e cinesi mentre quelli sono pronti ad aggredirla o già lo hanno fatto.
Può darsi che tutte le prove muscolari offerte da Trump finora convincano e siano sufficienti. Mosca è stata triturata in Ucraina e Pechino prima di dieci anni non è in grado di fare una guerra. L’Iran è a pezzi ed in Sudamerica gli hanno consegnato persino il Nobel per la pace che ambiva tanto ricevere dai norvegesi. Gli emiri arabi, poi, sono entusiasti. Ci sono quindi ancora buone possibilità di evitare uno scontro diretto e letale che pure avrebbe oramai tutto per essere pronto. L’America non vuole aspettare la Cina. Se non si guadagna un’intesa, Trump dovrà colpirla ora. Nel dubbio gli europei possono giocarsi la carta della neutralità. Non sono in grado di difendere Lubecca, figurarsi la Groenlandia. Arrivassero i droni che colpiscono Kyiv ogni notte, capitolerebbero immediatamente. Cosa ha detto il buon ministro Crosetto, ancora disponibile nei confronti della politica statunitense? Non siamo in grado di difenderci. Siamo in grado di arrenderci.
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