Uno dei suoi più importanti editoriali Goffredo Buccini lo ha fatto il 27 novembre a Linea notte su rai 3, dicendo, semplicemente che la principale assicurazione del governo Meloni è data dall’onorevole Schlein e non ha citato Conte a cui staranno fischiando le orecchie. Le audizioni alla commissione di inchiesta parlamentare sul Covid, meriterebbero una qualche maggiore attenzione da parte degli organi di stampa. In studio, forse perplessi per tanta esplicita franchezza, i colleghi del Corriere della sera, in genere sono più contenuti nel pronunciare le loro opinioni, hanno replicato a Buccini che pure la Schlein aveva appena vinto in Puglia e Campania. Buccini si è fatto una bella risata e aggiunto che ci mancava solo che Schlein perdesse anche quelle.
Ora per chi non conosce Buccini da molti anni, bisogna dire che egli dispone di una formazione culturale di una certa caratura, tale da sapere in effetti qualcosa che l’onorevole Schlein, forse troppo giovane, ignora completamente, ovvero la conquista del ceto medio. Togliatti all’epoca se ne fece un autentico callo e quando l’onorevole Occhetto dovette a sua volta affrontarla, scivolò rovinosamente. Massimo D’Alema se la prese sulle spalle e fece a suo modo un capolavoro, l’Ulivo con Prodi presidente. Finalmente si tirò un sospiro di sollievo, ritenendo tale annosa questione, irrisolvibile per l’epoca di Togliatti, pur sempre un comunista legato a Stalin, superata. Salvo che poi D’Alema, cadde nel medesimo riflesso staliniano. Fece fuori Prodi, Ciampi i riformisti che pure lo sostenevano e pensò di poter essere lui stesso a rappresentare il ceto medio portandosi dietro un pezzo, nemmeno l’intero, del partito di Bertinotti. Perse subito le elezioni regionali ed in un modo tanto clamoroso da porre fine alla sua carriera politica. Arrivò Veltroni e con lui il ceto medio tornò da Berlusconi, di corsa.
Bisognò aspettare almeno Renzi, un giovane parrocchiano piuttosto pimpante, per avere una prospettiva di ricomprensione del ceto medio e nemmeno a dirlo, Renzi venne silurato da tutti coloro che avevano recuperato Berlinguer e si erano dimenticati di Togliatti. L’attuale coalizione che ricomprende la Schlein non si preoccupa di tali polverosi bagagli. Viaggia leggera pensando semplicemente di poterne farne a meno. In Campania ha recuperato ed è tanto, i socialisti. Potrebbe bastare solo se i socialisti, gli eredi di Craxi divenissero la guida di un progetto politico che pure non c’è. Il campo largo, non è un progetto, è solo una sommatoria e spesso perdente se non comprende con Renzi, anche Calenda. E cosa ha appena detto Calenda? Che se domani mai il campo largo vincesse le elezioni, senza di lui, ovviamente, Schlein e Conte si metterebbero a litigare per palazzo Chigi, mentre Bonelli e Fratoianni darebbero il colpo di grazia alle imprese italiane. Sarà più facile vedere Calenda semmai spostarsi dalla parte opposta e con delle ragioni. A quel punto Meloni avrebbe la strada libera per un secondo mandato, magari, per arrivare la presidenza della Repubblica, cosa che pure le converrebbe.
Purtroppo viene da credere che Buccini abbia perfettamente ragione. Per quanto vale come capo del governo, Meloni, deve accendere un cero alla Schlein e a Conte, Infatti se gli italiani non la premiano, almeno, non la cacciano.
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