Un ministro della Difesa che nomina generali noti per le loro imprese letterarie in posti militarmente rilevanti, deve essere molto sicuro della situazione internazionale. Quando le truppe tedesche invasero la Francia nel 1939 lo Stato maggiore della principale potenza continentale, vincitrice del primo conflitto, era intento in una polemica letteraria. Il generale De Gaulle lamentava che il generale Pétain avesse ripreso, senza renderlo noto, un suo testo di strategia precedente e tutti gli alti ufficiali parteciparono a quella polemica. Questo era il paese che un secolo e mezzo dopo Pichegru, Carnot, Hoche e Moreau era ridotto a credere di potersi difendere dietro la linea Maginot. Per quanto possa apparire incredibile William Shirer nel suo epico “La caduta della Francia, da Sedan all’occupazione nazista”. dimostra come le rivalità interne al comando francese abbiano impedito un coordinamento efficace delle forze impegnate sul campo. I generali francesi rifiutavano di parlarsi fra di loro o contestavano l’autorità gerarchica, fino al disastro
Le forze di governo europee non sembrano più preoccupate del ministro della Difesa italiano della situazione in cui si ritrova il continente. Il presidente ungherese Orban ha detto che basta evitare che l’Ucraina entri nell’Unione. Spranghiamo le porte e siamo a posto, Meglio occuparsi della caccia al massone, o dell’immigrazione clandestina, come hanno fatto le forze sovraniste radunate a Firenze. Non che Macron intento in previsioni sulle sorti di Hamas, il premier britannico, già scomparso dalle scene appena nominato, o quello spagnolo, che pensa al suo nuovo governo, siano più preoccupati. Anche l’America, se il presidente deve chiedere al Congresso i soldi per finanziare l’Ucraina, sta sbandando. Si sta per ripetere la crisi del Vietnam, il Congresso tagliò i fondi, i comunisti presero Saigon tanto non gli pareva vero. Mai Kyiv dovesse cadere quello che subì la popolazione sud vietnamita, rispetto a quello a cui andrà incontro la popolazione ucraina, sembrerà una sciocchezza. Solo il vecchio Joska Fischer in tutta Europa ha mostrato una qualche consapevolezza. Il verde Fisher, il miglior ministro degli Esteri della Germania riunificata, ha detto in un’intervista al Corriere della Sera, prima che il mondo sembra essere tornato al 1914, poi che bisogna dotarsi di altre bombe atomiche. ovvero che bisogna riarmarsi più pesantemente.
Quando una nazione riconosce la sola legge del più forte, ci si trova tutti con le spalle al muro. Bisogna assumersi le responsabilità di cosa la prepotenza comporta. Ci sono molti rischi certo, ma sempre meno gravi di quelli che si commettono facendo finta di niente. Un’Europa invecchiata, debole, divisa, paurosa è una facile preda. Si dovrebbe capire proprio da tutta la nostra storia, quando settanta anni di pace ce l’hanno fatta dimenticare. L’Europa è sempre e solo stata una terra di conquista. Ed è vero che le democrazie sorte dalla vittoria anglo americana sono riuscite ad ottenere un miracolo rispetto al passato ma bisogna anche fare i conti con chi di democrazia se ne intende, chi per primo l’ha proposta in Occidente. “La democrazia? E’ fatta per gli dei non per gli uomini”, era costretto a constatare amaramente il suo inventore. Guardate Putin come si gongola nel combatterla. Trecento mila compatrioti morti in due anni gli fanno un baffo. E se non gli importa della vita dei suoi, pensate cosa gliene frega di quella dei suoi vicini di fronte alle grandi ambizioni della Santa Madre Russia.
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