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Dalla Russia con amore

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
24 Dicembre 2023
in L'editoriale
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Il presidente Putin deve divertirsi un sacco per come gli occidentali paiano boccaloni. Adesso ha fatto trasparire alla redazione del New York Times che lui vuole una tregua, che in verità la vorrebbe dall’anno scorso, ma è quel cattivone di Zelensky, a cui piace star sotto le bombe, ad averla rifiutata. Ora che Putin si è reso conto che il suo esercito è esausto, 350 mila morti, un ritmo di mille al giorni in controffensive inutili, perché l’unico capace di avere risultati sul campo, Prigozin, ha dovuto farlo fuori, e che i suoi missili da avanspettacolo colpiscono per caso qualcosa 4 su cento lanciati, e soprattutto che gli americani sono arrivati in Finlandia e stanno armando il Baltico, ha detto, ma come, io sono la persona più pacifica al mondo. C’ è il rischio che davvero il partito democratico statunitense possa pure prenderlo sul serio e dire al governo, va be’, basta armare gli ucraini, che tanto poco temono i russi che speculano sui finanziamenti, e portiamoli ad una tregua. A quel punto Putin si siederà in panciolle in attesa delle presidenziali statunitensi che oggi danno in vantaggio Trump, un amico fidato del Cremlino.

Ora che Trump possa vincere le elezioni è qualcosa che può giusto sapere la Pizia, nel New Hampton i sondaggi premiano la Haley e Trump ha dato di matto, per cui è per lo meno presto mettersi a fare calcoli sulla Casa Bianca, ma Putin, una mente strategica ha iniziato a farli eccome. Se Trump impone agli Stati Uniti una linea di non intervento, Putin potrebbe concedergli la neutralità su Israele e candidarsi al Nobel per la pace, mentre finisce il lavoro in Ucraina e si prepara a prendersi l’Europa, perché è ovvio che senza truppe americane in Lettonia, Lituana ed Estonia si ripresenterà la pantomima dell’enclave russa minacciata dai nazisti baltici e del bravo esercito di Mosca che deve proteggere i suoi compatrioti. E Putin non sarebbe poi nemmeno troppo lontano dalla realtà perché da quelle parti preferiscono davvero i nazisti ai russi in quanto li considerano più umani. A conti fatti cosa può importare ad uno come Trump se in Europa si afferma l’autoritarismo di Putin o persiste la confusione democratica della von der Layen, che come grande iniziativa ripromuove la caccia al lupo? Vediamocela un po’ da soli, l’America è arcistufa delle nevrosi europee, ci ha i messicani ed i cinesi di cui occuparsi. Putin si sente già in una botte di ferro. Senza nemmeno avere un comandante di uno squadrone di carri degno di questo nome, passeggerà a cavallo a Parigi, altro che a Kyiv. Perché telefonare all’Eliseo, se puoi recarti di persona?

In Europa c”è anche un’altra mente strategica oltre a quella di Putin che si è improvvisamente attivata. L’ altro beneficiato dalla vittoria di Trump, sarebbe l’amato Giuseppi, my boy, Conte. Quello ha già chiuso un paese intero sui tetti di casa per far circolare l’esercito russo libero nelle strade, figurarsi quanto possa essere preoccupato di Putin. Tanto è abile Conte che ha ricordato al suo compare Salvini che questa simpatia per Putin non era l’unico a coltivarla, ed ecco la mossa formidabile del giurì d’onore. Ma vi pare che qualche uomo politico italiano dopo Mazzini in esilio, si preoccupi dell’onore? Conte voleva far sapere a Salvini che la sua posizione sul Mes non era cambiata, di tenere duro e che potevano spingere questa indisponente presuntuosa della Meloni all’angolo con le sue ridicole pretese draghiane sue e del suo ministro Giorgetti. E la cosa ha avuto un effetto devastante, perché nessuno lo ricorda, ma Conte che è preparato, si, e cioè che che il presidente Meloni era contrario al Mes favorevole al salario minimo e quant’altro, e soprattutto che tappezzò l’Italia dei manifesti di Putin con tanto di colbacco da sommergibilista. L’uomo forte al comando, il richiamo della foresta, Conte, non certo la Meloni. Per cui anche se in Europa dovessero vincere i debosciati che sostengono von der Layen, in America Trump cambierebbe tutto e addio Tajani, Lupi, Giorgetti. Serve un governo populista pacifista, nuovo di zecca che infili il secondo corso trumpiano e ritiri subito la fregata inviata nel mar rosso che gli iraniani si scocciano. Un governo incentrato sull’asse Salvini Conte e la Meloni sta fresca. Questo lo scenario auspicato. Poi grazie a Dio, c’è la realtà, quella per cui l’Italia può anche tornare indietro di vent’anni, e magari l’Europa di duecento. L’America fatica a tornare indietro anche solo di una settimana. L’America in genere, va avanti.

Tags: ContePutin
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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