Il siparietto penoso fra scarica barile e giurì d’onore, in cui si sono cimentati un presidente del consiglio e un altro decaduto, ha solo avuto l’effetto di far rimpiangere il presidente Draghi che sapeva assumersi dai banchi del governo le sue responsabilità, soprattutto nei confronti dell’Unione europea. Al suo posto una mesta vicenda in cui Meloni e Conte come le marionette del teatrino si scambiano colpi mosse dalle mani dello stesso figurante, infatti sul Mes hanno votato uguale. La cosa sorprendente è come riesca a sfuggire il vero problema della questione. Non si tratta di esprimere il proprio giudizio sul Mes e nemmeno di adottarlo, nessuno ti obbliga. Si tratta semplicemente di ratificare un impegno preso nei confronti dell’Unione europea senza il quale ne va della credibilità del paese. Poi così come vogliono ridiscutere i trattati e riformarli, i governi possono anche ridiscutere e riformare il Mes, ma intanto devono consentirlo. Non lo hanno fatto perché né il presidente Meloni, né Conte hanno empatia con l’Unione europea nonostante l’Italia sia un fondatore dell’Unione ed abbia dei doveri di tutela nei suoi confronti.
Il presidente Conte in questa vicenda ha dimostrato un formidabile dinamismo, tale da farlo lamentare che il suo governo è caduto causa “una congiura di Palazzo”, quando si credeva da un voto del Parlamento. Anche perché, visto che ci stava lui a Palazzo, per una volta si facesse una qualche domanda su come mai ha fatto la fine di Nerone. Il presidente Meloni si è semplicemente ammalata ed è sparita dalla circolazione. La si attende il giorno 28 all’incontro posticipato con i giornalisti, per il bilancio del suo primo anno di governo. La mancata ratifica del Mes è stato il sigillo posto su questa annata. Sotto il profilo economico la strategia del governo è stata principalmente quella di accusare i predecessori per non aver lasciato sufficienti risorse a disposizione. Causa il superbonus, che pure Meloni all’opposizione voleva prorogare, il suo governo non ha potuto intervenire adeguatamente ed è stato costretto a raschiare il fondo del barile senza poter impostare, nemmeno lontanamente, una politica di rientro dal debito richiesta dalla Commissione. Il governo che aveva poi promesso chissà quali miracoli sull’emigrazione si è ridotto alla figuraccia in Tunisia, ridicolizzando fra l’altro anche il presidente von der Layen che gli aveva dato credito. Sayed preferisce una sponda russa ed il governo Meloni resta appeso ad una improbabile intesa con l’Albania, fuori dal diritto internazionale, se non proprio dalla legge. Sulla politica estera il governo perlomeno finora ha rispettato la linea tracciata da Draghi. L’ultimo margine residuo che mantiene il nostro paese allineato alla comunità euro atlantica minacciata dalla maggioranza espressasi in Aula sul Mes. Né la Lega, né il movimento 5 stelle, e nemmeno Fratelli d’Italia, possiedono origini politiche euro atlantiche e mai si costituisse nella seconda fase della legislatura un governo fondato su questi tre partiti, che sono stati indirettamente già alleati proprio attraverso la Lega, l’assetto della politica estera italiana cambierebbe inevitabilmente, senza che quella economica possa migliorare. Al limite faranno il ponte sullo stretto, sperando che i materiali di costruzione reggano.
Disgraziatamente non si vedono aspetti tali da poter dire che la vita del paese abbia imboccato una qualche svolta, al contrario, l’Italia sembra aver regredito ulteriormente e finire esposta su un crinale pericoloso. Se si poteva sperare in un maggior senso delle istituzioni e dello Stato, abbiamo visto un presidente del Senato compiangere le vittime del battaglione Bozen e sfilare una nuova dirigenza rai che sventola la tessera di partito. La stessa Costituzione è posta sotto la scure di una riforma che rischia di stravolgere gli equilibri della Repubblica parlamentare e questo senza che il governo abbia una proposta chiara in testa, dal momento che il presidente del Consiglio dice di non voler alterare le funzioni del capo dello Stato e il presidente del Senato che è necessario riequilibrarle. Non si rendono conto che in questo balletto sarà il ruolo del Parlamento a venir sacrificato. Ascolteremo doverosamente la versione dell’anno appena trascorso fornita dal presidente del Consiglio. Negli auguri natalizi il presidente del Consiglio ha fatto appello all’ entusiasmo. Magari sapesse infondercene un briciolo almeno per affrontare l’ultimo dell’anno.
galleria della presidenza del consiglio dei ministri







