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L’insostenibile leggerezza del non essere

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
5 Gennaio 2024
in L'editoriale
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Nella conferenza stampa di fine anno posticipata al nuovo, il presidente del consiglio ha ammesso onestamente di ritenersi insoddisfatta per quello che pure è stato il suo massimo impegno, ovvero la lotta all’immigrazione, praticamente raddoppiata negli ultimi mesi. Tanti viaggi in Tunisia ed in Albania hanno avuto come risultato zero, o meglio, questa settimana a Tunisi sono stati fermati tredici migranti in viaggio verso l’Italia fra le migliaia che partono. Se si può apprezzare il non tentare di nascondere un simile fiasco, colpisce l’assenza di una qualche spiegazione fornita a riguardo. Il presidente del Consiglio ha detto che senza il suo lavoro inutile la situazione sarebbe stata peggiore. Forse poteva analizzare le ragioni del fallimento. La stessa narrazione della situazione africana data dall’onorevole Meloni è attendibile se riferita alla prima metà del ‘900. Dal momento dell’indipendenza algerina il rapporto con i paesi africani è profondamente cambiato, e da quella che può anche essere definita approssimativamente “una vocazione predatoria”, l’Italia fascista l’aveva di sciuro, si è passati ad una estesa cooperazione. La Tunisia in particolare ha avuto eccellenti rapporti con il mondo occidentale e con quello Stato ancora molti altri del suo stesso continente. Per non parlare poi delle “primavere arabe” che, sostenute dagli Stati Uniti d’America avrebbero dovuto rappresentare un ulteriore passo verso l’emancipazione di tanti paesi oramai divenuti autoctoni. Non si capisce quindi come l’Italia che non riesce nemmeno con l’aiuto europeo a migliorare le relazioni con l’attuale regime tunisino, possa pensare in prospettiva di svolgere un ruolo stabilizzatore per l’Africa intera o per almeno quei paesi di cui lo stesso presidente del Consiglio non sa riconoscere i dirigenti quando pure crede di parlarci al telefono. Il cosiddetto “piano Mattei” sembra tanto un ballon d’essai, senza sostanza alcuna, se non quella di poter divagare come nemmeno la fantasia di Kipling riuscirebbe. D’altra parte il presidente del consiglio ritiene prioritario stabilizzare ancora l’Italia, figurarsi quando mai avrà dei risultati in Africa.

Consola sapere che a suo parere almeno il governo da lei guidato sia autorevole e stabile, vi era qualche dubbio visto la riforma proposta, che invece è rivolta all’avvenire e tanta preoccupazione futura è encomiabile. Purtroppo resta oscura la logica che la sorregge. Il presidente del Consiglio ha detto che i poteri del premierato non limiterebbero quelli del capo dello Stato, quando il presidente del Senato, esponente del suo partito, ritiene invece necessario un riequilibrio. Prima di presentarsi in Aula, si mettessero per lo meno d’accordo fra di loro. Per il resto è tutto da dimostrare che l’elezione diretta di un premier compensi il rafforzamento delle autonomie regionali. Potrebbe invece accadere come in America nel 1860, che si arrivi alla guerra civile. In ogni caso. la Costituzione vigente ripone il potere nel Parlamento, di cui pure nessuno si preoccupa. Questo andrebbe considerato nella riforma proposta dal governo, il valore della Repubblica parlamentare, non la funzione del Capo dello Stato.

Per ciò che riguarda l’impostazione economica del governo, il presidente del Consiglio ritiene di aver fatto un ottimo lavoro e che l’Unione europea nonostante il voto sul mes glielo riconosce, per cui saranno i cittadini a giudicarne presto l’operato. Ciascuno è libero di bearsi delle proprie illusioni. fino a che non gli si dissolvono in mano. Piuttosto, in tutto il mondo conosciuto, solo il presidente della Corea del Nord ha messo una sorella nella segreteria del suo partito e pure non ha fatto ministro suo cognato. Dire, come è stato detto, che la sorella del presidente Consiglio poteva essere nominata in una partecipata, non era opportuno. La sorella del presidente del Consiglio potrebbe anche avere una sua attività propria, o restare tranquilla in famiglia. A centinaia di dirigenti politici disponibili, l’onorevole Meloni preferisce la sorella, se questo convince il suo partito meglio per loro. Può darsi che le Meloni siano come gli Orazi, resterebbe comunque difficile da capire cosa significa non essere ricattabile, se non si denuncia chi al contrario lo sarebbe. Lanciato il sasso e nascosta la mano, si è estesa un’ombra indefinita di immoralità su qualsiasi altra forza politica abbia espresso il capo del governo, quando magari ci si poteva limitare ad una soltanto. .

In tutta la conferenza il presidente del consiglio è parsa fisicamente molto provata a conferma che davvero non si risparmia nel suo incarico a costo di rimetterci la salute, condotta altamente meritevole. Purtroppo tanti sforzi non assicurano necessariamente l’adempimento delle mirabolanti promesse fatte. Magari alla prossima conferenza stampa di fine anno, se ci si arriva.

galleria fotografica della presidenza del Consiglio

Tags: AfricaMeloni
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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