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Catastrofe politica militare della Russia

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
11 Gennaio 2024
in L'editoriale
1
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Bisogna pure che il presidente Biden capisca che se il Congresso statunitense non intende rinnovare il finanziamento in armi per l’Ucraina, questo non dipenda dalla sola prospettiva elettorale. La verità è che dopo due anni in cui i russi hanno sbattuto le corna contro un paese che nemmeno aveva un esercito e ancora non ha una marina e meno che mai un’aviazione, non possono più essere considerati una minaccia. Putin sicuramente, lo ha detto, vuole arrivare in Svezia, allungare le grinfie sul Mediterraneo, sbavare sulla Polonia, tornare nel suo ufficietto di sbirro a Berlino. Di fatto non è riuscito nemmeno a prendersi l’Ucraina, che è come se l’America non fosse riuscita a riprendersi il Texas. Due secoli fa il Texas era più difeso dell’Ucraina, c’era l’armata del generale Santana che aveva persino battuto la difesa del senatore Crockett. Il generale Huston mise in piedi un’armata irregolare ed in 5 minuti contati sbaragliò le truppe agghindate di Santana, il Napoleone del Messico come si chiamava. Dopo due anni Putin sta ancora spostando le navi dalla Crimea che gli vengono affondate e spara cento missili al giorno per uccidere tre contadini. Come si fa a pensare che possa attaccare la Nato? Che ci provi pure, grazie alla sua politica geniale, oramai persino la Georgia vorrebbe entrare nella Nato.

La debolezza penosa di Putin si legge nelle sue ultime minacce, appena saputo che il Congresso statunitense non intende rinnovare le forniture all’Ucraina, Putin ha detto di voler impiegare le armi tattiche. La cosa peggiore per la Russia sarebbe quella di sfondare il fronte appena gli americani si disimpegnano, come il Nord Vietnam nel 1975. Ma la Russia mica è il Nord Vietnam, deve far vedere al mondo che l’America è costretta a ritirarsi per l’impetuosa forza dell’armata russa, piuttosto che per la sua debolezza. Putin ha avviato un’impresa impossibile. Se fosse entrato a Kyiv in una settimana, da noi c’era chi ne era convinto, fra due ali di folla che gli gettava fiori, come Hitler a Maribor, e senza bisogno di sparare un colpo, allora si che uno avrebbe avuto ragione di temere la grande potenza russa. Costretto a combattere nel fango di località sconosciute fino a ieri al mondo in una specie di riedizione della guerra di trincea della prima mondiale, ha colmato la misura del ridicolo. Lo zar scavava trincee per combattere la Germania, non l’Ucraina, l’Ucraina erano i cosacchi che fino al 1920 non si distinguevano dai russi, se non per crudeltà.

Ora che Putin ha perso trecentomila uomini, un’infinità di mezzi di ogni genere, si è fatto armare dall’Iran e dalla Nord Corea, reclutando mercenari nepalesi, può anche arrivare a Leopoli. Cosa fa? Processa ed elimina il governo e lo Stato maggiore ucraino sul modello delle purghe ungheresi del 1956? Benissimo. Trasferisce ad occhio e croce due milioni di contadini in Siberia, sul modello staliniano del ’30? Inevitabile. Fa trucidare un altro paio di milioni di ucraini tra intellettuali e professionisti delle città che gli sono avversi? Necessariamente. Fa rivivere i fantasmi del ‘900, complimenti. Resterebbero comunque almeno trenta milioni di ucraini che non sarebbero i servi della gleba del secolo scorso, ma i combattenti della sua guerra, quelli che hanno un parente morto, o la casa distrutta o sono amici di chi ha subito queste sciagure. Come la controlli questa massa? Quali forze deve impiegare sul territorio per renderla innocua? Perché questa massa di persone ti odiava prima ancora della guerra, figurati ora.

La realpolitik occidentale si legge nelle parole dell’intervento del ministro Crosetto alla Camera. Egli ha detto si bisogna ancora aiutare l’Ucraina, ma questa deve trattare. Trattare cosa? Se si stabilizza il fronte con una tregua, sul modello Brest Litovsk, o perché mai no, Tilsit, la Russia si riarma e tra un anno due, riprende l’offensiva e siamo d’accapo. Tanto vale lasciargliela l’Ucraina, allora vediamo come gestisce le aspirazioni di un popolo che si voleva libero e si ritrova schiavo. Altrimenti, non diamo solo più le armi all’Ucraina. Bisogna darle anche le truppe.

foto pixabay cco

Tags: CongressoUsa
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Comments 1

  1. franco guerrazzi says:
    2 anni ago

    Se la Russia si è fatta amica della Cina , dell’Iran & C, la colpa non è della Russia ma di qualcun altro che ha disatteso e distrutto un uoimo ed un accordo fatto con Gorbaciov, non cerchiamo di farci ragine quando non l’ abbiamo…i padroni hanno detto di no e noi abbiamo obbedito…punto

    Rispondi

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