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Cosa abbiamo dimenticato

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
20 Luglio 2025
in L'editoriale
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Il governo Netanyahu sicuramente avrà commesso dei terribili errori ed altri ne commetterà, resta solo da capire cosa deve fare un governo per recuperare un centinaio di suoi ostaggi sequestrati in una città fortificata sottoterra come la cancelleria di Berlino. Questi ostaggi israeliani catturati in un blitz accompagnato da un migliaio di morti non sono personalità di rilievo dello Stato ebraico. Hamas non ha rapito il corrispettivo di Aldo Moro. Ha sequestrato cittadini a caso, di ogni sesso e di ogni età, capaci di creare uno sconvolgimento nella società israeliana che nessun altro paese al mondo ha vissuto. Nemmeno l’Ucraina che si è vista rapire i bambini dai russi, perché il rapimento dei bambini ucraini da parte dei russi, per quanto spregevole, ha una finalità politica. Putin vuole rinazionalizzarli. Il rapimento degli ebrei da parte di Hamas è puramente per ucciderli. Non gli interessa nemmeno scambiarli. Hamas ha scambiato gli ostaggi solo al fine di umiliarli.

Ogni santo giorno si parla di massacri di civili, ma Hamas non ha un esercito regolare. Il miliziano di Hamas si mette una mimetica, si copre il viso, prende il mitra e poi torna a casa dalla famigliola, mollando tutto l’equipaggiamento in un bunker o mettendolo in una sacca. L’età del miliziano di Hamas va dai sette agli ottant’anni. La vita professionale dei capi di Hamas come il premier Ismail Haniyeh si è formata all’interno delle Nazioni Unite. Dove hanno lavorato per decenni i dirigenti e i quadri di Hamas? Nell’organizzazione per i rifugiati dell’Onu. Per quanto Netanyahu possa commettere errori gravissimi, difficile che si decida ad accettare le nazioni unite come un interlocutore neutrale di cui potersi fidare.

Anche l’esercito di Israele conta sui ragazzini, magari non di sette dieci anni, ma almeno di diciotto. Per quanto l’addestramento sia esauriente non si può mai sapere come un ragazzo di diciott’anni chiamato al servizio militare in zona di guerra si comporti. Due mesi fa il Washington Post ha accusato l’esercito israeliano di aver sparato sulla folla mentre cercava di prendere la sua razione quotidiana di pane. Tempo due giorni il quotidiano ha dovuto scusarsi. La documentazione filmata dimostrava il contrario, erano gli arabi ad aver sparato sugli arabi. Hamas si è imposto a Gaza eliminando i suoi concorrenti politici e ancora è contestato da molte frange della popolazione, non ha smesso di regolare i conti. Non si muore per il pane a Gaza, si muore per Hamas.

Ieri sera rai tre ha rimandato in onda i vecchi servizi sulla guerra del Vietnam, regolarmente girati da Hanoi e trasmessi dalla televisione di Stato, dove si mostrava l’eroico popolo vietnamita cacciare gli sfruttatori francesi. Poi i servizi spiegavano che gli americani si erano messi a bombardare il Nord Vietnam che si difendeva fieramente. Era l’esatto opposto. La dittatura militare del nord Vietnam aveva aggredito il sud del paese e gli americani erano corsi a difenderlo per impedire che tutta l’Indocina diventasse comunista. Questo la Rai non lo poteva raccontare dal momento che il materiale documentario era quello della propaganda di Ho Ci Min. La Rai costruita sulle ceneri della fascista Eiar aveva mantenuto il suo vecchio antiamericanismo. Gli Usa avevano attaccato l’Itala nel 43, vent’anni dopo ecco che attaccavano anche il povero Vietnam. La solidarietà degli aggrediti, il fascio comunismo, il presente della Rai.

L’Italia è stato anche un paese di leggi razziali, con la Germania, l’unico in Europa. La Spagna di Franco non mise leggi razziali, fece piazza pulita di ebrei, massoni, socialisti durante la guerra civile, poi la legge valse per tutti gli spagnoli sopravvissuti. Franco si rifiutò di consegnare gli ebrei rimasti ad Hitler. La Francia rastrellò più ebrei di qualunque altra nazione, ma non sulla base della legge. Sulla base di un principio di collaborazione. Persino il governo di Vichy comprese la differenza. La particolarità delle leggi razziali italiane rispetto a quelle tedesche è che il capo del governo italiano non era antisemita. Mussolini aveva avuto sempre relazioni positive con gli ebrei. Per fare una legislazione razziale, dovevano essere gli italiani a volerla e l’Italia diede dimostrazioni di razzismo in Libia ed in Abissinia, molto prima che la Germania diventasse nazista. Non deve essere stato difficile convincersi che gli ebrei erano come o peggio degli africani. Oggi i russi che bombardano l’Ucraina hanno gli amici del Cremlino ospiti alla reggia di Caserta. Gli israeliani in vacanza vengono cacciati dai ristoranti.

Il teologo cattolico Vito Mancuso, ha scritto un articolo sulla Stampa di Torino per spiegare che l’ebraismo non avrebbe più ragione di vivere perché superato dal cristianesimo. Ovvio che se una religione è migliore di un’altra e la ricomprende, chi ancora si ostina in quella passata, rappresenta solo un peso per le sorti progressive della spiritualità. Resta solo un aspetto discutibile che il teologo Mancuso non considera, la ribellione del popolo ebraico alla schiavitù. Anche se qualcuno pensa che gli ebrei arrivarono liberi in Egitto, magari a Pasqua, è vero il contrario, gli ebrei fuggirono schiavi del Faraone. Era questo spirito di ribellione che si odiava negli ebrei, non il loro dio, soprattutto da parte di coloro che predicano la sottomissione dei popoli. Persino di questo ci si è dimenticati, Jesus Nazarenus era il re dei giudei che si ribellavano ai romani.

Licenza pixabay

Tags: netanyahuostaggi
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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